lunedì 2 maggio 2016

Il post che dovevo scrivere

Ho aperto questo blog nel luglio del 2012 per cercare un modo per svagarmi. Soprattutto sentivo il bisogno di condividere qualcosa con le persone meravigliose che mi intrattenevano con i loro post in quel periodo.
La verità è che ero all' inizio di un percorso che mi preoccupava non poco. Tutto era intricato, confuso e nebuloso e non avevo nessuno ad indicarmi la strada. Ero in una nuova università con un nuovo lavoro. Ma i colleghi erano pochi e non mi filavano.
Il paese e la città non erano tanto nuovi, ma non mi piacevano. Mi sentivo sola e un po' spaventata e leggere blog alla sera nel mio letto mi rassicurava non poco.
Allora ne ho aperto uno anche io. All' inizio ho scritto con una certa costanza, poi sempre più di rado. Nell' ultimo anno e mezzo non ho più scritto.
 
Non ho più scritto per vari motivi. Le persone che mi piaceva leggere non scrivono più tanto spesso o scrivono post che non mi interessano più. Io poi ho perso un po' di entusiasmo e non so bene cosa raccontare. Il motivo principale però è che quel famoso percorso mi faceva stare tanto male che io non riuscivo a pensare e a fare altro. Non sentivo piacere in nulla.
Peró non me la sentivo neppure di chiudere il blog. Questo blog ha accompagnato una fase rilevante (non la più bella, non la più stimolante e soddisfacente) della mia vita. Una cosa che fino all' ultimo non ho saputo se sarei stata in grado di portare a termine.
Non ho staccato la spina di questo blog solo perchè volevo che anche lui venisse con me a vedere come andava a finire questa storia.
 
Ora, io non lo so ancora per certo come andrà a finire. Non so che domande mi faranno e quale voto prenderò. Non so se riuscirò  a pubblicare qualche articolo e non so se continuerò a fare questo lavoro.
Però so che lunedì scorso ho consegnato la mia tesi di dottorato. So che ce l'ho fatta a mettere insieme qualcosa di decedente.
Non sará la migliore tesi di dottorato del mondo. Direi che è piuttosto mediocre. Ma é la mia e mi rimarrà almeno la soddisfazione di essere arrivata in fondo.
Con questo post vorrei chiudere quattro anni di lavoro, i più angosciosi della mia vita.
Mai mi sono sentita tanto inutile, stupida e inadatta. Le ultime settimane le ho vissute come in un incubo. Ma adesso deve finire e io devo tornare a vivere.
 
Fine.
 
(ma il blog potrebbe continuare, ancora non ho deciso).

3 commenti:

  1. Liberazione insomma! Ma com'è che sto dottorato è una croce così grande per tutti? Mai sentito qualcuno che lo vivesse bene (e infatti anche per quello non mi è mai venuto in mente di farlo!). Brava Formica, sei stata costante anche nell'incertezza ... ora speriamo che porti a una fase più tranquilla, leggera e blogghera!!!

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  2. Congratulazioni!
    Sei stata bravissima, ma quale mediocrità? Hai portato avanti tutto in un contesto in cui non stavi bene... e lo chiami poco?
    Pacche sulle spalle, abbracci e festeggiamenti!
    Dai dai dai dai!

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  3. Non ho la più pallida idea di cosa sia un dottorato (scriverai articoli? che schiappa sono diventata...), ma immagino cosa si provi a sentire che il proprio lavoro è mediocre, perché c'è dietro tutto quello che avrebbe potuto essere, ma cosa? A volte non si sa nemmeno questo. Però la soddisfazione di essere arrivata alla fine rimane (cavoli, sono passati quattro anni!) e adesso forse arriverà qualcos'altro, no? Te lo auguro, e visto che hai resistito sino ad ora significa che non ti spezzi (sono giunta alle frasi fatte, olè).

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