lunedì 14 aprile 2014

casa

Nell´aprile del 2009 io ero in Australia, insegnavo italiano in una scuola per bambini fortunati e affittavo una stanza nella grande e bella casa di una famiglia irlandese.
La sera del 6 aprile, durante la cena, il capofamiglia mi dice "Sai, ho sentito che c´è stato un terremoto in Italia, ma verso il centro, tu sei del Nord, vero? Da te dovrebbero stare bene".
Effettivamente la zona da cui provengo non é sismica e un terremoto non é poi una notizia cosí eccezionale per l´Italia, succeede. La TV è spenta, perchè altrimenti i bambini farebbero troppi capricci prima di andare a letto e non mi viene di andare a controllare nell´unico PC di casa con accesso internet quale sia esattamente la situazione. Semplicemente non me ne preoccupo.
 
La mattina dopo mi sveglio, scendo per far colazione, nemmeno il tempo di versarmi un goccio di latte che sento grida provenire dalla sala. Ma non sono i bambini che si azzuffano prima di andare  a scuola, sono grida di donna. Sono grida in italiano, di chi è disperato perchè ha perso degli amici, dei parenti, la casa, il negozio.  
Rimango ipnotizzata da quelle immagini e mi viene la pelle d´oca.
Non è certo la prima votla che vedo immagini di un terremoto o di altre catastrofi. Sono abbastanza vecchia da ricordare bene immagini della guerra nei Bacani e poi via via, piú nitide, quelle del crollo delle Torri Gemelle, lo Tsunami nel sud-est asiatico, ecc. 
Eppure stavolta capisco che é diverso, tavolta è la MIA gente ad essere ferita e disperata e ad avere bisogno di aiuto.
Questa volta sta succedendo a casa mia.

Da due giorni Valparaiso brucia. 
E io guardo in rete le immagini della (mia?) gente che si affanna e si incazza.

Ma io, dove voglio che sia casa?

1 commento:

  1. Forse casa è lì, e qui, e in mille altri posti... O deve essercene soltanto una?

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