lunedì 23 settembre 2013

imperfetto

Parli con un anziano con Alzheimer e ti rendi conto immediatamente della vita che ha vissuto. I ricordi sono confusi, si accavallano, imbrogliano, vanno avanti e poi tornano indietro, però c´ é sempre un sentimento o un atteggiamento di fondo che ti lasciano capire che tipo di persone erano, se sono state felici o tristi, serene o preoccupate, soddisfatte o sconfitte.
Rita si commuove ancora raccontandomi del suo lavoro di magliaia. Luigi da quando non puó più dipingere-pasticcia troppo e la figlia si lamenta che sporca in casa-si accontenta dei pennarelli. Adele quel marito proprio non l´avrebbe volute e infatti é scappata di casa due volte nei primi anni di vita coniugale. Maria, rimasta orfana a cinque anni, ancora salta sulla sedia quando sente la parola nonna e inizia a raccontare di quanto sia severa e ingiusta la sua. Pietro ha 66 anni e si dispiace di non aver piú avuto le forze per mandare avanti la piccolo azienda di famiglia, quella che ha costruito da solo.
 
Ogni paziente una storia.
In 30 minuti cerco di conoscere e a volte mi affeziono, alcuni vorrei portarmeli a casa o vorrei andare io a casa loro per continuare a sentire le loro storie.
 
Solo una cosa mi fa male. Quel dover continuamente usare l´imperfetto.
 
Che lavoro faceva Signora Marisa?
Le piaceva leggera Signora Marisa?
Aiutava suo marito in ufficio Signora Marisa?
 
Faceva, lavorava, amava, leggeva, rideva........e adesso Signora Marisa?

2 commenti:

  1. Come ti capisco! Io ho abolito l'imperfetto dalle mie lezioni di italiano ai migranti, almeno finché loro non vogliono raccontarmi qualcosa di "prima". Nel tuo caso è ancora più triste perché i miei studenti hanno la speranza di un futuro migliore, seppure in milioni di difficoltà e ingiustizie, loro invece ... chissà. Non c'è nessuno che sta comunque bene? Che è beatamente inconsapevole? Ci vuole molto coraggio a fare quello che stai facendo se si è sensibili. Brava!

    RispondiElimina
  2. diciamo che, a grandi linee, secondo me ci sono 3 profili che spesso corrispondono a stadi diversi della malattia:
    - il cosciente amareggiato: si tratta dei pazienti nella prima fase della malattia. iniziano ad avere grossi vuoti e mancanze e se ne rendono conto. è sinceramente lo stato piú penoso per loro.
    - l´angosciato incosciente: chi cioé ormai ha perso coscienza della malattia, ma si arrovella su questioni immaginarie o inutili. ad esempio temono di rimanere senza soldi, sono ossessionati dall´idea dei ladri, chiedono continuamente dei genitori o di andare a casa propria (anche se ci sono giá). lo stato piú penoso per I parenti, perché il malato e la sua personalitá diventano quasi estranei e irriconoscibili
    -l´incosciente sereno: cioé la persona che ha perso coscienza del suo stato di malattia o che, pur rendendosene qualche volta conto, l´ha in qualche modo accettato. alcuni riescono a vivere in modo tutto sommato sereno

    RispondiElimina