domenica 16 dicembre 2012

viva

La testa gira, il pensiero corre veloce e io fatico a riprendere la calma e la normalità dopo una settimana di montagne russe.
Sono tornata ieri da una tre giorni italiana in terra lombarda. Giorni di ansie da prestazione, imbarazzi, soddisfazioni, discussioni interessanti, gioie per gli occhi, le orecchie e il palato. Tre giorni di riflessioni, di comprensioni e incomprensioni, di qualche risata nella propria lingua, di tentativi di capire come sia fatto questo lavoro e se io sia fatta per questo lavoro. Tre giorni di senso di inadeguatezza e di speranza per il futuro. Un'offerta, una proposta, qualche confidenza, una stretta di mano vigorosa e rassicurante. Una confidenza inattesa e rilassante.
Una presentazione veloce e il respiro di sollievo di un applauso. Qualche grazie qua e là, che non saprò mai se veritiero, ma comunque socialmente velato da una parvenza di sincerità.

Ero terrorizzata. Nella settimana precedente mi ero scoperta debole e insicura come non mai. Io, che ho sempre dormito sogni tranquilli la notte prima dell'esame e che all'orale mi presentavo con un bel sorriso stampato in faccia, sicura delle mie possibilità.
Le discussioni non sono state da meno: sorriso sereno, giusto una voce un po' ballerina all'inizio, ma poi solo tanta compostezza e confidenza nel mio discorso.
Gli ultimi giorni invece mi avevano vista in paranoia, più di una volta sull'orlo del pianto, con la segreta speranza che una tempesta di neve potesse cancellare il mio volo per l'Italia, giornate passate a fare e a disfare discorsi incerti e sogni notturni popolati da slide in inglese che non avevo. 
Proprio nel momento più disperato ho trovato la canzone giusta, quella che mi ha dato la voglia di andare avanti. 



All'improvviso quelle 9 parole a ricordarmi che non ho scelta, devo fare e fare bene altrimenti sarò fuori dai giochi per sempre. Il vittimismo nel quale mi sono crogiolata dall'inizio di questo dottorato non serve proprio a nulla, si potrebbe invece solo trasformare nel peggiore delle armi da taglio, lasciandomi irreversibilmente indietro. Devo quindi ricordarmi la determinazione e forza di volontà che mi hanno spinto fino a qui.

Poi c'è quel dettaglio nel testo che mi emoziona tantissimo: parla di una persona cara apparsa in sogno per dare la forza di continuare. Io so chi è quella persona per me. Quella alla quale ho silenziosamente promesso che avrei fatto di tutto per dedicare se possibile la vita a capire qualcosa della malattia che me le aveva rubato la personalità


.....and the only solution was to stand and fight.......



3 commenti:

  1. Ciao Formica, una capatina veloce per augurarti buone feste :)
    Elle

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  2. Mi sto drogando di questa canzone!!!

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