sabato 8 dicembre 2012

8 dicembre

L'8 dicembre 2010 ero a Santiago del Cile. Credo di aver passato buona parte della giornata a letto a riflettere. Non credo di aver fatto molto altro quel giorno, forse giusto un giro al supermercato o in un centro commerciale. ora non ricordo. In quei giorni non importava tanto cosa stessi facendo concretamente. Io vivevo a Santiago e quello mi sembrava più che sufficiente. Santiago è stato inebriante, l'ho già detto? Insomma io passavo le mie giornate a tentare di decidere cosa fare della mia vita: avrei accettato il lavoro a Santiago e continuato a vivere la vita meravigliosa che sentivo di avere lì (sì, un po' naiv, ma per me quella vita  era meravigliosa)? o sarei tornata in italia per scrivere la tesi?
Cuore, gambe, pancia e polmoni avevano già deciso di rimanere quando quella cazzo di formica razionale che c'è in me se ne è uscita fuori all'improvviso sbraitando e dicendo "No, No, No! questo non si può fare. Tu in Italia hai una famiglia che non capirà, uno stambecco che sta soffrendo, e una laurea specialistica con gli esami già fatti in attesa della sua bella tesi. Ora vai a casa e fai tutti contenti".
E così sono tornata a casa, ho scritto la tesi e mi sono laureata.


L'8 dicembre 2011 ero a Francoforte ed era il mio penultimo giorno di tirocinio all'istituto di cultura. Mai fine di un lavoro o di un tirocinio mi hanno sfatto sentire tanto sollevata. Se da Santiago me ne ero andata piangendo, da Francoforte me ne volevo andare senza salutare e infatti alcuni colleghi non li ho neppure salutati perchè così come non mi avevano salutato al mio arrivo non vedo perchè avremmo dovuto salutarci calorosamente alla mia partenza, dopo aver passato 3 mesi ad ignorarci. Quei tre mesi, chiusa in quell'ufficio erano stati un incuboe  non vedevo l'ora che finissero. Tra i mesi più brutti che io abbia mai avuto. Di mattina la mia presenza inutile in quel stupido ufficio consolare e poi il pomeriggio a studiare, scrivere progetti, inviare domande di dottorato e sostenere colloqui. Volevo solo che il mio periodo a Francoforte finisse. Per cui, in realtà, io l'8 dicembre stavo contando le ore che mancavano alla domenica pomeriggio alle 14, orario in cui io e lo stambecco avremmo caricato tutti i miei bagagli sulla sua macchina per portare le mie cose, se non in Italia, almeno in Baviera. A Francoforte non ci volevo rimanere neppure un'ora più del necessario.

L'8 dicembre 2012 ero nel mio ufficio di Francoforte a lavorare. 
Per la prima volta so anche che cosa starò facendo verosimilmente l'8 dicembre dell'anno prossimo. Molto probabilmente vivrò ancora qui a Francoforte; beh, in realtà,  non si sa esattamente cosa farò domenica 8, ma lunedì 9 sicuramente insegnerò (l'università tedesca è così organizzata ma anche così a corto di aule che abbiamo già dovuto fissare le lezioni per il semestre invernale 2013/2014). 
Insomma è una sensazione nuova sapere quello che starò facendo (almeno a grandi linee) da qui a marzo 2015. Non ho ancora deciso se mi piace o no. Parlo della sensazione, ma anche del lavoro. Però spero tanto che nel frattempo mi succeda anche qualcosa di bello e inaspettato. Erano anni che non avevo prospettive così lunghe e a volte ho paura che tutto segua da programma e che non mi possano più capitare meravigliose avventure come quelle del passato.

Però per il momento sono qui e devo cercare di convivere in pace con la Germania e con i tedeschi. Questa settimana sono anche riuscita a trovare due cose che mi piacciono di questo mondo. Le volete sapere?
Naaaa, questo è un post troppo nostalgico del passato e un tantino annoiato in prospettiva del futuro per metterci due pensieri positivi. 
Facciamo che i pensieri positivi li tengo per domani per iniziare bene la giornata. Inizierò la mia domenica (di lavoro) con un post su quanto sia bello vivere a Francoforte.

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