domenica 9 dicembre 2012

2 cose belle e un casting

Allora, dicevo: ho trovato due cose positive dell'habitat in cui vivo!

UNO: i tedeschi non hanno la pressione della conversazione, sono perfettamente capaci di sostenere pause di silenzio nelle situazioni sociali più banali. Presente quelle situazioni in cui siamo costretti a stare a stretto contatto con persone che non conosciamo o che conosciamo appena? Ad esempio l'ascensore, un pranzo di lavoro, una sala d'attesa? Nella maggior parte di queste situazioni molti italiani semplicemente non sono capaci di stare in silenzio. C'è sempre chi inizia ad agitarsi, sudare e arrossire non appena il ritmo della conversazione sembra rallentare un po' e non appena scende un secondo di silenzio (cosa che di solito io benedico), queste persone iniziano a dare segni di ansia e insofferenza. Come se il silenzio fosse un male insostenibile. Ecco, mi pare di aver capito che i tedeschi invece siano molto più a loro agio con il silenzio. 
Mi capita ad esempio di pranzare con colleghi (non spesso per la verità), però ho la sensazione che anche se stiamo mangiando e trascorriamo qualche minuto in silenzio, non c'è alcun problema. Non rischiano la vita, facendosi andare il cibo di traverso pur di non lasciare un secondo libero da conversazione.
Questo mi piace. Sapere rispettare il silenzio trovo sia una grande virtù

DUE: una cosa che adoro di Francoforte è che alzando gli occhi al cielo è sempre possibile vedere un aereo. Al massimo bisogna aspettare 30 secondi, ma poi almeno uno compare sempre. A volte anche più di uno. L'unica cosa che mi dispiace è che dal mio quartiere si vedono solo aerei in fase di atterraggio. 
Ieri però ne ho visti due dalla finestra dell'ufficio che stavano decollando ed effettivamente lo spettacolo che rendono è migliore. 
Ma in ogni caso, che stiano decollando o atterrando, vedere sempre quegli aerei è per me rassicurante. Mi ricorda che là fuori c'è tutto un mondo e che se un giorno avrò la netta sensazione di rasentare la follia, potrò sempre mollare tutto, prendere il primo volo e raggiungere il Cile o qualsiasi altro posto mi passi per la testa (ma probabilmente sarà il Cile). 
Nota per gli ecologisti:sì, sono cosciente del fatto che il traffico aereo inquina terribilmente l'aria e l'ambiente, però io mi ostino a vederne solo il lato romantico!

E queste sono le cose che mi piacciono del mio habitat, o almeno quelle su cui ho riflettuto quest'ultima settimana. 
Poi oggi invece abbiamo iniziato i casting per la nuova coinquilina. La nudista se ne va. A proposito: pare sia la terza ragazza di fila che lascia questo appartamento per andare a convivere con il ragazzo. Insomma questa casa sembra fare miracoli, per cui se tra le lettrice c'è qualche caso disperato, candidatevi pure per un posto in singola qui da me. 430 euro al mese e passa la paura: garantito che entro un anno vi sistemate alla grande, trovate un principe azzurro e mettete su famiglia. Forse un po' caro, ma può valerne la pena. Lo dico davvero, eh! Soddisfatti o rimborsati, promesso!

4 commenti:

  1. Confermo il punto io! Ogni sera faccio la strada dal negozio alla stazione con una collega (quindi qualcosa da dire ci sarebbe) e niente, non si parla. Ma naturalmente lo confermo anche per quanto riguarda gli estranei, a volte mi agito al pensiero che.. ma no, siamo in Germania, mi tranquillizzo subito, è impossibile che qualcuno attacchi bottone ;)

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  2. vero! anche io ho sempre quel momento di agitazione quando cala il silenzio e poi all´improvviso mi ricordo che sono tedeschi e quindi mi tranquillizzo!

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  3. noooo! anche lì lo chiamano casting? pensa che io sono andata a pre-vedere una casa per un'amica incasinata col lavoro, una volta, e all'entrata del palazzo mi hanno chiesto "sei qui per il casting?"
    io: no, sono qui per vedere una casa.
    loro: "eh, sei qui per il casting, allora! al secondo piano."
    sarò io che sono rovinata dall'essere nata a Milano, ma a casa mia un casting si fa a) in un'agenzia di modelle o b) in uno studio cinematografico o televisivo.
    non è una critica personale eh, ci mancherebbe, è che anche a Vienna proprio non la capivo questa cosa!

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    1. ehm, no, in realtà non lo chiamano casting, sono io che lo chiamo così in senso ironico, perchè proprio mi pare assurdo fissare appuntamenti secondo una tabella di marcia e fare a tutti domande prefissate, però vabbhè...in realtà o in altri paesi mi sembrava che tutto avvenisse in modo più naturale

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