lunedì 27 agosto 2012

stereotipi

Gli stereotipi mi piacciono. Mi piace conoscerli, parlarne, verificarli, smentirli o confermarli. Sono convinta che nella maggior parte dei casi abbiano un fondo di verità, magari sono frutto del misunderstandig culturale, ma portano sempre l'impronta della storia, della cultura, della lingua di chi li crea e di chi ne è oggetto. 
O forse mi piacciono perché ho la tendenza a cercare sempre di categorizzare, capire, dare una spiegazione a ogni comportamento, ma quello è un problema mio. L'importante con gli stereotipi è maneggiarli con leggerezza e curiosità, senza ombra di serietà; i guai iniziano quando gli stereotipi entrano nelle teste e escono dalle bocche di persone povere di spirito.
Questa premessa melensa per dire che sto per scrivere un post sugli stereotipi sui francesi e siccome sospetto che là fuori ci siano diversi francofili che potrebbero sentirsene indispettiti, ho pensato bene di pararmi il generoso posteriore che mi ritrovo, premettendo innanzitutto che sono la prima a non prendere sul serio questo post.  

Due settimane di stretto contatto e di attenta osservazione antropologica con modesto senso critico, mi hanno portato alle conclusioni di cui sotto.

Stereotipi confermati:
- in Francia si mangia bene, i formaggi sono deliziosi e i vini da capogiro. Ho rischiato il ricovero ospedaliero per eccesso di colesterolo, ma poi l'allarme e rientrato. Non sono ancora pronta a deporre le armi e  a dire che Francia batte Italia in campo enogastronomico, ma la battaglia si fa dura e le armi sono affilate. Sarà che io arrivavo dritti dalla Germania e quindi in Francia mi è sembrato di ritornare alla civiltà da questo punto di vista.
- I Francesi non parlano inglese (vedi nota a parte per i Parigini). In Bretagna all'inizio ero un po' timorosa perché mi sono resa conto fin dal primo giorno che quasi nessuno era in grado di rispondere alle mie domande in inglese, perfino i ragazzi giovani hanno difficoltà. In genere sono gentili, parlano lentamente e cercano in tutti i modi di farsi capire. Per fortuna io riuscivo a capirli, anche abbastanza bene. Anche se poi l'asino cascava regolarmente al momento di rispondere, perché non ero in grado di farlo in francese. Ci sono stati quindi vari dialoghi surreali, con io che parlavo in inglese e loro che rispondevano in francese: ma ci siamo sempre capiti e non abbiamo mai avuto problemi!
Anche qui sono influenzata dall'esperienza tetesca, dove puoi parlare in inglese anche ai bambini di 5 anni e ai nonni che li stanno accompagnando al parco.
- le francesi vestono (abbastanza) bene e con buon gusto. Ancora una volta va sottolineato che il giudizio si leva dalla patria indiscussa del calzino col sandalo, quindi vabbhè....forse anche io sto abbassando i miei standard.
- è vero che la baguette si compra, come dire....in totale libertà! quando va di lusso ti danno una salvietta di carta con cui impugnarla al centro, altrimenti la cosa è totalmente free, la sagra del germe visto che questa baguette poi la trasporti in bici/auto/metro, ma così è. Io mi sono adeguata con un sorriso, pensando ai milioni di mamme italiane che mai farebbero mangiare una cosa del genere al proprio figlio.
- Parigi è il mondo in una città e anche la provincia si sta adeguando e avvicinando a questo alto standard multiculturale. Mi sono con tristezza ricordate dei problemi di qualche anno fa nelle banlieu e ancora più tristemente non sono riuscita a documentarmi sulla situazione ufficiale. Qualcuno sa come vanno le cose da quelle parti? 

Stereotipi smentiti e nuove scoperte:  
- i parigini parlano inglese. Al contrario della provincia, in città non ho avuto alcuna difficoltà. Ma a quel punto ero io che di mia iniziativa mi sforzavo di usare il francese.
- i francesi sono simpatici. Abbiamo trovato molte persone aperte e disponibili, con voglia di parlare e raccontare. Credo che la fama dei parigini come di persone maleducate sia dovuta effettivamente al personale di alcune attrazioni turistiche. In alcuni musei e centri di grande interesse turistico abbiamo riscontrato livelli di gentilezza e sorriso un po' inferiori alla media. Ma come criticarli? Insomma, io mi metto nei panni di quei poveretti costretti tutti i giorni, per almeno otto ore al giorno, a ripetere a pappagallo le stesse informazioni, a fare fronte alle richieste più assurde, a contenere mandrie di turisti maleducati....altro che gentilezza, è già tanto se qualcuno di questi non apre il fuoco sterminando 7 coreani e 15 americani in fila per salire sulla Tour Effeil. 
- la Francia è il paradiso del lettore, ho visto librerie fantastiche a Parigi come in Bretagna, libri nuovi, libri antichi, libri usati, testi scientifici antichi, letteratura africana, asiatica, per tutti i gusti! 
Posti talmente belli che alla fine ho smesso di entrarci, non parlando francese ogni volta infatti ci lasciavo il cuore senza poter portare via nulla. 
A Dinan ho trovato un vecchietto con una libreria di libri usati venduti a peso: 1 euro al Kg. Me ne sarei portata via almeno 5Kg, come l'anguria al mercato in luglio, ma l'ignoranza linguistica non me l'ha permesso: l'idea di non poterli leggere mi ha frenato e sono riuscita a riprendere il controllo di me stessa.


Ah, dimenticavo, gli unici che non sopporto sono gli stereotipi sugli italiani. Molto da vigliacchi, lo so. Parlo degli altri, ma non amo che si parli di noi!


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