mercoledì 29 agosto 2012

Buon compleanno a me!

I compleanni non mi sono mai piaciuti tanto, non perché io sia presa dall'ansia, questo no! Non sono una di quelle persone che a 26 anni si fa prendere da ansia e depressione perché stanno invecchiando.
Il mio compleanno non mi è mai piaciuto molto perché compio gli anni in un mese nefasto: agosto. E chi c'è in giro ad agosto? In genere quasi nessuno. Di conseguenza ho avuto pochissime feste di compleanno nella mia vita. In genere è un giorno in cui mi sento un pochino sola. Quest'anno però non voglio che sia così. Sarà una bella giornata, niente di speciale, ma bella! O almeno voglio che sia piena di pensieri positivi.
Ho una telefonata di lavoro alle 14, telefonata che, come direbbe lo stambecco nel suo italiano romanesco/toscaneggiante "mi sta a pensiero". Ma passata quella mi godrò la giornata.

Auguri a me allora! che ho bisogno di un po' di fiducia iniettata in vena. Se per caso qualcuno ne avesse una fialetta, me la passi per favore, sono pronta a pagare qualsiasi prezzo


martedì 28 agosto 2012

Ieri ero in copisteria all'università e la mia attenzione è stata attratta da due ragazze che con aria complice e un contorno di risatine e gridolini preparavano un annuncio stampato su un bel cartoncino giallo sole. Io, che non amo farmi gli affari miei e trovo quelli degli altri a volte molto interessanti, ho allungato il collo e aguzzato la vista (la poca che mi rimane) per leggere. Il titolo dell'annuncio recitava: Es ist Zeit! in altre parole "è giunta l'ora!". ma giunta l'ora di cosa? allungo un altro po' il collo e mi rendo conto che l'annuncio prosegue più o meno così:

" ci siamo visti per la prima volta alla festa XZSE nel 2010, poi alla festa QWED, ci vediamo sempre al bar e a mensa e ci sorridiamo. Non è giunta l'ora di andare oltre e conoscerci?"

Segue lista dei biglietti con numero di telefono da staccare. 

Non so perché, ma l'annuncio mi ha colpita e ho iniziato a rifletterci. Innanzitutto mi sono un po' sorpresa, perché io sinceramente nella pochezza della mia fantasia non avrei mai pensato a qualcosa del genere. Poi mi sono chiesta se la pulzella pensi davvero di avere la speranza di ritrovare in questo modo uno visto a una festa nel 2010? Questa Università ha qualche migliaio di iscritti, la maggior parte di loro va  a mensa ogni giorno. Secondo voi quanti sorrisi, sguardi languidi e battiti di ciglia  animano ogni pasto? Ci saranno decine di ragazzi che si intrattengano a pranzo con un po' di sano e divertente eye-contact con le ragazze del tavolo accanto. O no?
E poi, io dico, questo è un paese geneticamente timido, dove a volte la gente si spaventa anche solo se la saluti. Dico, se in 2 anni non avete trovato il coraggio di dirvi almeno Ciao, questo povero cristo dove lo trova l'animo per farti una telefonata?

Tornata a casa ne ho parlato con lo stambecco e lì è partito il toto-scommesse su che cosa si nasconda dietro questa faccenda. Ecco alcune idee:
- le ragazze che ho visto trafficare con l'annuncio non sono le dirette interessante, ma si stanno attivando per aiutare un'amica i cui sospiri d'amore platonico non sopportano più. L'amica gli sta probabilmente macinando le palle dal lontano 2010 e queste cercano disperate un po' di pace.
- si tratta di uno scherzo e sull'annuncio hanno messo il numero della collega snob, che se la tira tanto e non passa mai gli appunti, si crede la principessa sul pisello e allora tiè! adesso gliela fanno pagare loro
-trattasi della versione moderna ed edulcorata dell'antica tradizione di scrivere numeri di telefono a caso sulla porta delle toilette pubbliche, possibilmente quelle degli autogrill.

Lo scopriremo mai? Intanto io sono tentata di prendere il numero, aspettare qualche giorno e poi fare una telefonata a questa ragazza, così, giusto per sapere come sia andata a finire, se ci sia stato un lieto fine a questa storia. Magari la ragazza trova davvero il suo principe azzurro e vissero tutti felici e contenti!




lunedì 27 agosto 2012

stereotipi

Gli stereotipi mi piacciono. Mi piace conoscerli, parlarne, verificarli, smentirli o confermarli. Sono convinta che nella maggior parte dei casi abbiano un fondo di verità, magari sono frutto del misunderstandig culturale, ma portano sempre l'impronta della storia, della cultura, della lingua di chi li crea e di chi ne è oggetto. 
O forse mi piacciono perché ho la tendenza a cercare sempre di categorizzare, capire, dare una spiegazione a ogni comportamento, ma quello è un problema mio. L'importante con gli stereotipi è maneggiarli con leggerezza e curiosità, senza ombra di serietà; i guai iniziano quando gli stereotipi entrano nelle teste e escono dalle bocche di persone povere di spirito.
Questa premessa melensa per dire che sto per scrivere un post sugli stereotipi sui francesi e siccome sospetto che là fuori ci siano diversi francofili che potrebbero sentirsene indispettiti, ho pensato bene di pararmi il generoso posteriore che mi ritrovo, premettendo innanzitutto che sono la prima a non prendere sul serio questo post.  

Due settimane di stretto contatto e di attenta osservazione antropologica con modesto senso critico, mi hanno portato alle conclusioni di cui sotto.

Stereotipi confermati:
- in Francia si mangia bene, i formaggi sono deliziosi e i vini da capogiro. Ho rischiato il ricovero ospedaliero per eccesso di colesterolo, ma poi l'allarme e rientrato. Non sono ancora pronta a deporre le armi e  a dire che Francia batte Italia in campo enogastronomico, ma la battaglia si fa dura e le armi sono affilate. Sarà che io arrivavo dritti dalla Germania e quindi in Francia mi è sembrato di ritornare alla civiltà da questo punto di vista.
- I Francesi non parlano inglese (vedi nota a parte per i Parigini). In Bretagna all'inizio ero un po' timorosa perché mi sono resa conto fin dal primo giorno che quasi nessuno era in grado di rispondere alle mie domande in inglese, perfino i ragazzi giovani hanno difficoltà. In genere sono gentili, parlano lentamente e cercano in tutti i modi di farsi capire. Per fortuna io riuscivo a capirli, anche abbastanza bene. Anche se poi l'asino cascava regolarmente al momento di rispondere, perché non ero in grado di farlo in francese. Ci sono stati quindi vari dialoghi surreali, con io che parlavo in inglese e loro che rispondevano in francese: ma ci siamo sempre capiti e non abbiamo mai avuto problemi!
Anche qui sono influenzata dall'esperienza tetesca, dove puoi parlare in inglese anche ai bambini di 5 anni e ai nonni che li stanno accompagnando al parco.
- le francesi vestono (abbastanza) bene e con buon gusto. Ancora una volta va sottolineato che il giudizio si leva dalla patria indiscussa del calzino col sandalo, quindi vabbhè....forse anche io sto abbassando i miei standard.
- è vero che la baguette si compra, come dire....in totale libertà! quando va di lusso ti danno una salvietta di carta con cui impugnarla al centro, altrimenti la cosa è totalmente free, la sagra del germe visto che questa baguette poi la trasporti in bici/auto/metro, ma così è. Io mi sono adeguata con un sorriso, pensando ai milioni di mamme italiane che mai farebbero mangiare una cosa del genere al proprio figlio.
- Parigi è il mondo in una città e anche la provincia si sta adeguando e avvicinando a questo alto standard multiculturale. Mi sono con tristezza ricordate dei problemi di qualche anno fa nelle banlieu e ancora più tristemente non sono riuscita a documentarmi sulla situazione ufficiale. Qualcuno sa come vanno le cose da quelle parti? 

Stereotipi smentiti e nuove scoperte:  
- i parigini parlano inglese. Al contrario della provincia, in città non ho avuto alcuna difficoltà. Ma a quel punto ero io che di mia iniziativa mi sforzavo di usare il francese.
- i francesi sono simpatici. Abbiamo trovato molte persone aperte e disponibili, con voglia di parlare e raccontare. Credo che la fama dei parigini come di persone maleducate sia dovuta effettivamente al personale di alcune attrazioni turistiche. In alcuni musei e centri di grande interesse turistico abbiamo riscontrato livelli di gentilezza e sorriso un po' inferiori alla media. Ma come criticarli? Insomma, io mi metto nei panni di quei poveretti costretti tutti i giorni, per almeno otto ore al giorno, a ripetere a pappagallo le stesse informazioni, a fare fronte alle richieste più assurde, a contenere mandrie di turisti maleducati....altro che gentilezza, è già tanto se qualcuno di questi non apre il fuoco sterminando 7 coreani e 15 americani in fila per salire sulla Tour Effeil. 
- la Francia è il paradiso del lettore, ho visto librerie fantastiche a Parigi come in Bretagna, libri nuovi, libri antichi, libri usati, testi scientifici antichi, letteratura africana, asiatica, per tutti i gusti! 
Posti talmente belli che alla fine ho smesso di entrarci, non parlando francese ogni volta infatti ci lasciavo il cuore senza poter portare via nulla. 
A Dinan ho trovato un vecchietto con una libreria di libri usati venduti a peso: 1 euro al Kg. Me ne sarei portata via almeno 5Kg, come l'anguria al mercato in luglio, ma l'ignoranza linguistica non me l'ha permesso: l'idea di non poterli leggere mi ha frenato e sono riuscita a riprendere il controllo di me stessa.


Ah, dimenticavo, gli unici che non sopporto sono gli stereotipi sugli italiani. Molto da vigliacchi, lo so. Parlo degli altri, ma non amo che si parli di noi!


riassunto delle puntate precedenti

Manco dal blog da un pochino, non che io abbia ancora molti lettori, quindi forse non se ne sarà accorto nessuno, ma almeno a me il blog è mancato!
Questa pausa è stata in parte forzata e in parte voluta. A inizio agosto non mi sono sentita bene e ho passato qualche brutta giornata, ho avuto così modo di verificare da vicino l'efficienza degli ospedali tedeschi e ho saggiamente optato per una sana disconnessione dal pc, per farmi coccolare e rimettermi in forze. Dell'esperienza al Krankenhaus supercattolico magari ve ne parlo in un altro post (sempre che io trovi la voglia di ricordare quei giorni).
Subito dopo sono partita per le vacanze. Avevamo inizialmente provato a fare grandi progetti per queste vacanze 2012, volevamo qualcosa di lontano e magari un filino esotico, tipo il Sud America. Questo però è stato scartato in considerazione dei prezzi dei voli, esorbitanti se si considera che lì è inverno e bassa stagione, ma i prezzi sono sicuramente gonfiati in base al calendario turistico dell'emisfero nord e non di quello sud. Inoltre nella zona dove avremmo voluto andare noi ad agosto è ancora pieno inverno e avremmo trovato giornate freddine e brevi, con il sole che tramonta intorno alle 6, meglio quindi rimandare a una stagione più favorevole climaticamente ed economicamente parlando.
Abbiamo quindi iniziato a spulciare nel medio/corto raggio. Ma entrambi, sia io che lo stambecco, abbiamo serie difficoltà con il caldo. Quanto la temperatura arriva a 30°C noi iniziamo a dare segni di squilibrio mentale: metterci una giornata in spiaggia sotto il sole a picco è il più grande dispetto che qualcuno possa farci. Di conseguenza abbiamo dovuto automaticamente scartare tutta l'area del Mediterraneo, covo estivo di afa, sabbia e ragazzini urlanti (ma questo ultimo dettaglio vale forse solo per le coste italiane). 
Scartata anche la Scandinavia, perchè lì ci abbiamo vissuto e passato diverse vacanze, abbiamo quindi buttato l'occhio sulla zona Olanda/Belgio/Francia e infine optato per un bel tour in auto della Bretagna! Abbiamo così passato 10 giorni in balia del GPS per le tortuose stradine bretoni, ingozzandoci di ostriche (lui) e crépes (io), fotografando scogliere, imparando il francese (inglese questo sconosciuto!), dormendo in deliziose case in pietra e godendoci ogni singolo istante, anche durante le tormente di pioggia!
Ciliegina sulla torta, prima di rientrare nella vita vera, abbiamo optato per una fase di decompressione che ci riportasse lentamente alla vita moderna, trascorrendo qualche giorno a Parigi.

Per due settimane ho accuratamente evitato di controllare i miei indirizzi mail, in particolari quelli del lavoro, limitando l'uso di internet solo a questioni organizzative di viaggio: insomma una rehab da World Wide Web dipendenza. Al ritorno però è stato molto piacevole prendermi un po' di tempo, sistemarmi sul divano con una tazza di thè in mano e riprendere la lettura dei vostri blog da dove l'avevo interrotta. Mi stupisco ogni giorno di più di come là fuori ( o là dentro al mondo dei blog, dipende un po' da come la si voglia vedere) esistano persone che io avverto come molto simili a me. Da quando ho un account e posso commentare con facilità mi ritrovo sempre più spesso a scrivere commenti del tipo "ehi, ma anche a me succede questo, anche io mi sento così...". Bello, davvero. E appena ho un po' di tempo e voglia di smanettare un po' inserirò qui il mio blogroll (o come cavolo si chiama), sarà un modo per ringraziarvi pubblicamente dei momenti piacevoli che passo in vostra compagnia, anche se voi magari ancora non lo sapete.

lunedì 6 agosto 2012

fine settimana disconnesso

Risultato di un fine settimana senza connessione internet:


-1kg di pane di farina biologica integrale infornato;
-1 barbeque divorato,
-1 cena con gli amici,
-1 merenda in giardino con gli amici;
-1 film muto con colonna sonora dal vivo visto;
- 2 lavatrici fatte, stese, asciugate e ripiegate (vestiti stirati ancora ZERO, ma per farmi prendere in mano il ferro da stiro devono succedere ben altri cataclismi);
-2 pasti per la settimana preparati (a quanto pare non avere internet fa venire fame)
-2 ore di studio domenicali;
-2 film visti;
- 2 libri letti (in realtà uno finito ed uno iniziato);
-2 pisolini pomeridiani;
-4 scatolini sistemati nella casa nuova;
-18 ore di chiacchiere con gli amici;
-35 km macinati in bici.


non sarà moltissimo, ma tant'è.
Il vicino di casa con cui condividiamo la linea Adsl e che ha avuto la brillante idea di staccare il modem prima di partire per la rimpatriata estiva in Austria è stato inizialmente insultato e bistrattato, poi perdonato e infine ringraziato.



giovedì 2 agosto 2012

progetti, caos, filosofia e metafore animali

Ultimamente navigo nel caos, non tanto fisico, ma mentale! Questo progetto di dottorato sembra non decollare. E come potrebbe decollare visto che non ha né capo né coda al momento? Un giorno faccio e l'altro disfo; faccio un passo in avanti e poi due e mezzo in dietro. Prendo una strada, poi l'abbandono, poi torno e la riprendo, poi cambio autostrada per sicurezza. Poi mi angoscio, mi annoio, e metto tutto da parte.
Qualcuno là fuori sa dirmi se sia normale essere ancora  al punto di partenza dopo quattro mesi? Cerco di consolarmi: in fondo in un percorso di tre anni cosa sarà mai se nei primi 6 non combino nulla di buono? 
Non sono mai stata una che rimanda e prende tempo, ma negli ultimi 4 mesi ho dato prova di esserne capace.
La notizia buona è che finalmente riesco a non angosciarmi 24 ore al giorno per quello che devo fare, la notizia cattiva è che dovrei dire Basta! e ricominciare a darmi da fare. L'ispirazione non arriverà dal cielo, ma me la devo guadagnare. 


Questo blog è la testimonianza dell'attività di cazzeggio che mi sono concessa nell'ultimo mese e voglio continuare a portarlo avanti. Mi sono scoperta cicala ultimamente, ma ora è il momento di far tornare la formica e di trovare il modo di far convivere queste due personalità in modo sano ed equilibrato. 
Pensate, che di altri tempi qualcuno mi aveva perfino suggerito di fare la Life Couch , per aiutare le persone a trovare la motivazione e la voglia di fare. Ero chiamato anche la "coscienza della casa", perché ricordavo alle coinquiline impegni e doveri, aiutandole ad organizzare la loro giornata. Detto così sembra una cosa da vera rompipalle, ma in realtà lo facevo con severità ed affetto, un po' come sorella maggiore può fare (anche se ero la più giovane).


I dieci giorni che mi separano ora dal mio viaggio saranno quindi di intenso studio e frenetica attività. Poi due settimane, che in pieno stile nomade, non saranno tanto di riposo ma soprattutto di esplorazione. Perché viaggiare non è un lusso o un capriccio, ma un pieno di linfa vitale. 


Ora smetto di fare la filosofa/psicologa e vado a lavorare!