lunedì 30 luglio 2012

Aggiornamento del post "le cose"

Ho già scritto del mio nomadismo e della mia ossessione per (non avere) cose. Ecco, si è appena concluso un week-end di trasloco, in questo caso non il mio. O almeno, non principalmente il mio. Questa volta ha traslocato lo stambecco, ma visto che vivo da lui un paio di giorni a settimana questo trasloco era anche un po' mio, delle mie scatole  e con le mie braccia. Per cui ora torno a giurare e rinnovo il mio voto di povertà e semplicità. Non accumulare - non accumulare - non accumulare - non..... è il mio nuovo mantra
E anche voi, per favore gente: non accumulate!

pulizie sì o pulizie no?

Stamattina ricevo una mail da una delle mie coinquiline. Per la verità è un modo di comunicare che usiamo molto spesso, visto che normalmente io sono in città dal lunedì al venerdì per lavoro e poi nel fine settimana pendolo verso sud, mentre loro fanno esattamente il contrario perché viaggiano per lavoro durante la settimana e poi nel week-end si rilassano in casa. Le occasioni per vederci quindi si riducono al minimo, quasi azzerate se non contiamo i saluti biascicati con un occhio mezzo chiuso e uno mezzo aperto alle 7 di mattina o all'una di notte.  Diciamo che il pianerottolo di casa assomiglia un po' al binario di una stazione intermedia, in cui i passeggeri con bagaglio a mano salgono e scendono incrociandosi per pochi secondi sulle scalette. Comunichiamo quindi attraverso mail, sms e paleolitici bigliettini e note seminati con perizia qua e là per la casa nella speranza che raggiungano il destinatario e non si perdono sotto pile di buste, montagne di panni asciutti e torri di scarpe.


Dicevo, stamattina mi scrive una coinquilina proponendo l'idea di assumere una signora che ci aiuti venendo una volta alla settimana a sistemare e pulire casa. E qui iniziano i dubbi. Donna delle pulizie sì o donna delle pulizie no? questo è il dilemma.
Direi di sì perché questi primi due mesi di convivenza hanno fatto registrare livelli di igiene bassini, con indice inversamente proporzionale al livello di caos. Siamo tutte in casa per pochi giorni alla settimana e nessuno ha voglia di pulire nei pochi momenti liberi, inoltre alcune sono più caotiche di altre. Il rischio è di finire presto a contare maniacalmente le notti passate in casa dall'una e dall'altra per decidere chi debba avere il carico di lavoro e responsabilità maggiori in casa. Siamo in una stretta lingua di terra tra due precipizi: da una parte la noncuranza totale e la finale vittoria di un sistema selvaggio in cui tutto viene lasciato al libero arbitrio e quindi al caso. Dall'altro un'escalation di post-it taglienti, frecciatine, allusioni, piani-pulizia non rispettati e malumore generale e diffuso. No, grazie!


D'altra parte però io la donna delle pulizie (qualcuno mi può suggerire un'espressione più soft e politically correct?) non la voglio avere.Sarà che vengo da una famiglia modesta e noi storicamente più che avere donne delle pulizie lo siamo state, sarà che non mi piace dare ordini e indicazioni, sarà che sono stata educata secondo il principio del clean after yourself, perchè in fondo perfino il gatto pulisce dove sporca, ma a me questa storia non convince molto e avere qualcuno che fa le cose al posto mio mi sembra una ridicolaggine e un capriccio da alto-borghese quale non sono.


In passato ho avuto solo una esperienza, ma quella è un'altra storia. Mentre ero in Cile ho vissuto in casa di un giovane architetto, questo per pagarsi il mutuo affittava le numerose stanze dell'appartamento. Una signora, la mitica Cecilia veniva tutti i gironi per sistemare e pulire gli spazi comuni e rifare i letti. In questo caso non potevo tirarmi indietro perché il tutto era già organizzato e io non avevo modo di sottrarmi alla cosa se volevo vivere lì (e ne avevo un gran bisogno). Ricordo ancora le mie prime settimane in quella casa: ogni mattina prima di uscire risistemavo tutto, facevo il letto, piegavo i vestiti e allineavo le scarpe: tutte cose che io di prima mattina non faccio mai prima di uscire e invece in quel caso lo facevo per evitarle lavoro inutile che avrei dovuto fare io e solo io. Il risultato: alla fine arrivavo tardi al lavoro io! Così piano piano ho dovuto rilassarmi, mollare la presa e permetterle di trovare anche la mia stanza in disordine. Ma non nego che la cosa non ha mai smesso di farmi sentire un po' a disagio, questo sapere che qualcuno doveva mettere mano tra le mie cose (non che avessi paura di furti o altro, per carità. La Cecilia era una garanzia di affidabilità al 100%, in quella casa da molti anni, praticamente una madre per il suddetto architetto). Poi con il tempo ho capito anche che avere un aiuto in casa in Cile rappresenta quasi un dovere morale per chi se lo può permettere, in questo modo si creano posti di lavoro e c'è una redistribuzione della ricchezza perché di fatto le persone che guadagnano di più spendono una parte dei propri soldi per pagare lo stipendio di qualcun'altro. Piano piano quindi ho accennato l'idea. Un sondaggio tra le altre europee in loco mi ha fatto capire di non essere sola e che un po' tutte come me, non amavano inizialmente l'idea di avere un aiuto in casa, ma poi si sono adattate alla politica locale, godendosi i benefici dell'essere sollevate dal carico delle faccende domestiche.


Ora mi ritrovo nuovamente di fronte a questa opzione e non so che fare: lascio vincere la pigrizia anche in nome della cordiale convivenza o mi mantengo salda ai miei principi, tirchia nel portafogli e caotica nella convivenza?

martedì 24 luglio 2012

In brodo di giuggiole

Controllare la mail del lavoro alle 23.30, giusto prima di andare a letto, non è, in genere, una buona idea. A volte fa andare a letto con i capelli ritti e il fumo che esce dal naso.
Quando però trovi la mail di uno studente che ti ringrazia per il corso appena finito, allora beh, è tutta un'altra cosa!
Sapere che un ragazzo si è iscritto al corso di italiano solo perché quello di francese era già al completo e poi in 3 mesi ha scoperto (sue testuali parole) "un mondo meraviglioso" che non si aspettava, tanto da aver deciso di andare in erasmus in Italia....Son soddisfazioni!!!


forse sono gasate eccessive, da insegnate in erba, ma ricevere qualche apprezzamento, fa mooolto piacere e mi rassicura sul fatto che io stia percorrendo la strada giusta.
 E per stasera posso andare a letto con un sorriso!

ritorno alle origini

Domenica sono tornata in Italia, un po' per lavoro, un po' vedere casa, rimarrò quindi pochi giorni, giovedì torno subito in Germania.
E penso che:

- il treno sia il luogo in cui i tedeschi esprimono tutta la propria tetescosità (ma questo merita certamente un post a parte)

-tornare a casa è come sempre un viaggio dolce/amaro nel passato. Dolce perché, diciamolo, fa piacere a tutti essere coccolati per qualche giorno, assistere a una continua autogenerazione di cibo e vestiti puliti, vedere ogni desiderio concretizzarsi in un piacere. Ma amaro, o forse acido, perchè tutto è fermo, tutto è uguale. Niente cambia, l'immobilismo e un velo di stantio, afa, apatia e lentezza che si estende su tutto. Ho il terrore di essere costretta a tornare un giorno e di affogare in questa piattezza asfittica. Tutto sembra fermo e contemporaneamente condannato al declino. Ma cerco di tenere lontani questi pensieri catastrofistici, che spesso mi tentano rischiando di farmi diventare dipendente

- il mio dottorato potrebbe prendere nuove e inaspettate prospettive. Di certo c'è solo che devo iniziare a lavorare tantissimo, ma proprio tanto tanto tanto. Mi sa che solo tanto non basta a questo giro. E forse devo fare una scommessa un po' più grande e assumermi la responsabilità di un rischio

-questa sarà probabilmente la mia unica settimana in Italia durante l'estate 2012 ed è l'unica settimana in cui non fa caldo e ci sono sempre le nuvole: niente di meglio per una afa-fobica come me! Penso di essere l'unica italiana a vivere in germania ed essere perfettamente contenta di un'estate che non supera i 25 gradi e che non è avara di pioggia

-come dice lo stambecco: quando sono a casa è come se fossi in un fuso orario diverso. tutto prende un altro ritmo, il ciclo veglia-sonno cambia, così come l'orario dei pasti, le mie normali attività sono interrotte e tutto segue le "regole della casa", per cui.....nei prossimi giorni non potrò scrivere molto e coltivare il mio blog un po' mi manca

domenica 22 luglio 2012

dogs days are over!

Giubilo!!! A dicembre andrò a vedere il concerto di Florence and the Machine!!! e chi è? beh, date un'occhiata al video. Che poi "concerto" forse non è la parola più adatta, mi aspetto una esperienza mistica. Per l'occasione anche quel panda di mia sorella mi raggiungerà in teteschia.


Un concentrato di forza, energia e fierezza femmina. Un cd che mi ha fatto da psicoterapeuta in un periodo in cui stavo sospesa tra due vite, due continenti e due intensità di verde. 

(L'altro psicoterapeuta formato musicale di quel periodo ve lo confesserò più avanti)

mercoledì 18 luglio 2012

ci sono giorni che......

Ci sono giorni in cui mi sento sola perché sono sola. Il telefono non suona, la casella mail segna 0, skype rimane zitto zitto e non si illumina. Quei gironi in cui neppure la cassiera del supermercato mi saluta e i colleghi non mi vedono in corridoio. Quei giorni in cui vorrei pestare i piedi e urlare per far sentire la mia presenza. E poi invece penso che in fin dei conti l'anonimato è anche una solida corazza protettiva, il piumone tiepido che mi avvolge e rincuora nelle serate fredde. E allora sono contenta che fuori sia grigio e soffi il vento, anche se è luglio e dovrei essere altrove in costume, mi faccio cullare dalla mia malinconia, fida compagna di tanti giorni e serate e mi coccolo "fabricando fantasìas".


Poi però c'è il giorno in cui arriva una telefonata e ti si scalda la pancia e solletica la mente, a pesar de la nostalgia

lunedì 16 luglio 2012

Questioni di stile

Praticamente è dalla maturità che non sono più abituata a mettere i miei pensieri per iscritto. All'Università ho scritto e scrivo, ma si tratta più o meno sempre di materiale tecnico, per cui non c'è grande spazio per la fantasia e il lessico si riduce a un pugno di vocaboli tecnici, tenuti insieme da 4 verbi in croce, stile in cui per altro mi sento assecondata e ancor più giustificata quando scrivo in inglese.
Poi dovete sapere che io odio scrivere mail, sono una campionessa di ermetismo nella categoria expat. In realtà non lo odio, ma mi annoia come poche cose. Per questo mia sorella e i miei amici sono condannati a ricevere inesorabilmente mail di aggiornamento della lunghezza media di tre righe, in cui proprio non mi va di raccontare cosa sto facendo, cosa mi succede intorno e tanto meno sento la necessità di dilungarmi in particolari, che se io avverto come inutili e insignificanti, mi chiedo quale curiosità possano risvegliare in chi legge.
Così, quando ho aperto questo blog, mi sono chiesta se sarei stata in grado di concedermi il tempo necessario per articolari i miei pensieri.
Un altro mio problema è come scrivere. Questo blog non ha alcuna pretesa di essere spiritoso, sagace o arguto. Mi impegno a scrivere le cose così come mi vengono, cercando di dare il tempo ai miei pensieri per distendersi e  accomodarsi sulla pagina. Ma sento anche un altro rischio continuamente in agguato: la pigrizia. La pigrizia che potrebbe farmi rinunciare a uno stile mio per rifugiarmi nelle tranquille e desolate lande di una lingua già pronta all'uso, fatta di formule vuote e ben rodate.
Riflettevo su questo negli ultimi giorni, quando ho letto questo articoletto: un omaggio a Calvino, attraverso una citazione sulle pagine dell'Internazionale:e devo dire che Sì, anche io, ho paura di lasciarmi contagiare da questo terrore semantico. Se mi succede ditemelo, eh, che voi invece là fuori siete tutti simpatici e scrivete post divertenti e mai banali!

giovedì 12 luglio 2012

get inspired!

Per me questo sarà un fine settimane dedicato alla programmazione delle vacanze: non vedo l'ora! nell'attesa mi lascio ispirare da questo video bellerrimo! A me viene la pelle d'oca e mi emoziono ogni volta che lo vedo







Se la situazione vi incuriosisce, potete trovare maggiori informazioni qui.


Come direbbe Natalia, un vero sogno per i viaggiatori affetti da Wanderlust!


Buona visione and GET INSPIRED!

mercoledì 11 luglio 2012

Una folgorazione sulla via del mare

Un anno fa di questi tempi mi laureavo, chiudevo momentaneamente le ansie da futuro incerto e disoccupazione in un cassetto e partivo spensierata con A alla volta del Sud. Dopo anni di vacanze all'estero, già provati da alcuni mesi di Germania, decidevamo di rimanere a giocare in casa e di concederci una settimana di mare in Puglia.
La strada verso Santa Maria di Leuca si prospettava però un po' troppo lunga e rovente, soprattutto per una  formica fresca della discussione del giorno prima (io) e due reduci da festeggiamenti (entrambi).
Decidiamo quindi di fissare una tappa intermedia: due notti a Matera!
Avevamo visto sì e no qualche foto e ne avevamo sentito parlare ai tempi in cui Mel Gibson l'aveva scelta come set cinematografico, ma non avevamo idea di cose ci stesse aspettando.
Non mi dilungherò in spiegazioni e racconti storici, perché non sono brava,  non sono precisa e non voglio annoiarvi. Ma ragazzi: è in assoluto una delle cose più straordinarie che io abbia mai visto. Un presepe vivente, incastonato nella pietra chiara di un promontorio. Il mio misero vocabolario non basta a descrivere la sensazione che si prova entrando in questo mondo parallelo, senza coordinate temporali. Un posto bello ed emozionante, perché porta ancora impressi i segni della sofferenza millenaria di quelle popolazioni. Senza esagerare, posso dire che si è trattato di una folgorazione per entrambi. 
Inoltre i lucani mi sono sembrati riservati e umili. Gente che secondo me sotto sotto si rende conto di avere per le mani un gioiello e che sta facendo il più possibile per proteggerlo, ma che allo stesso tempo soffre perché sente di meritare di più, soprattutto più attenzione, più infrastrutture al turismo, più rispetto per la propria storia.


Sono una pessima venditrice, lo so, ma voglio darvi un consiglio: andateci a Matera, davvero, non avete idea di quello che vi state perdendo a pochi chilometri da casa (parlo per chi vive in Italia, ovviamente)

lunedì 9 luglio 2012

E la sindrome della chioccia abbandonata……



Non me ne sono neppure accorta. Questo semestre è iniziato all’improvviso e un po’ di fretta. E ora, all’improvviso e senza preavviso termina. Così: finito, fertig, geschlossen, zu! Tutti in vacanza e arrivederci all’anno prossimo. Una pila di esami da correggere, un voto qui, un certificato là, qualche timbro ed è tutto finito.
Ma io soffro, soffro della sindrome della chioccia abbandonata. Perché io ai miei studenti mi ci affeziono e mi rende triste l’idea di non rivederli. Passeranno ai livelli successivi, andranno oltre, e io temo che si dimentichino della loro insegnante del primo semestre. Se potessi li adotterei tutti, gli darei lezioni private gratis, me li porterei a spasso, ma non è possibile.
Meno male che alcuni li rivedo a ottobre, a tutti gli altri invece non posso che augurare un enorme in bocca al lupo!

Ma ora mi passa eh, che in fondo anche io so darmi un contegno a volte

6-Paese che vai, mamma che trovi!


Quando vivi fuori casa e abiti con altre persone c’è, a cadenza più o meno regolare, un evento speciale che va sotto l’etichetta “Mamma in visita”. Poco importa se la mamma è la tua o di uno dei tuoi coinquilini, l’esperienza è ugualmente intensa.
Non tutte le mamme del mondo sono uguali però; nel mio repertorio (ammetto non molto vasto) ho le seguenti specie, osservate e studiate da vicino più di una volta:

-mamma italiana: il suo non è un semplice viaggio di piacere, è una piccola organizzazione di import/export all’ingrosso. Assieme a lei si materializzano salami, caciotte, pecorini, ogni tipo di dolciume, pasta fatta in casa, verdure sott’olio e ogni genere di prima necessità (ho visto arrivare zucchero e detersivo tra le altre cose). Prima riempie il frigo, poi la dispensa, poi lo sgabuzzino, uno scatolone va sotto il letto e se lo spazio non basta chiede ospitalità al vicino, che in cambio di una percentuale sulla merce si rende disponibile a ospitare qualche busta in casa propria. Al momento dell’arrivo poi tutti gli occupanti della casa devono allinearsi all’ingresso per essere sottoposti a body scan e visita medica militare. Segue ispezione dell’alloggio.
Tempo due ore e la lavatrice è già al secondo carico, il bagno è stato riportato a livelli igienici da sala operatoria e la cucina rivive antichi splendori. Per una settimana sono garantiti due pasti caldi giornalieri con primo, secondo, contorno e dolce. A tavola si fanno i turni a tavola: prima i figli, i i fidanzati dei figli e coinquilini, seguono la squadra di calcetto e le amiche di pilates, al terzo turno sono infine ammessi compagni di corso e vicini di casa.
Note negative: è doveroso accettare e subire senza proferir parola una riorganizzazione radicale di tutti gli spazi della casa, armadi, cassetti e ripostiglio inclusi.

-mamma cilena: arriva come un tornado, passa per le stanze  e senti solo il vento, lo spostamento d’aria che genera. La città le mette addosso una certa frenesia e lei ha un suo calendario preciso di appuntamenti e impegni ai quali tener fede. Passa i pomeriggi all’insegna dello shopping sfrenato e poi alla sera ne mostra orgogliosa i risultati. La mattina però si dedica alla casa e prima di uscire rifà i letti di tutti  e mette un po’ di ordine. Non ha la precisione militaresca della mamma italiana e neppure si prodiga tanto in cucina, ma una fetta di torta calda è sempre garantita, come il minimo sindacale.

Questa settimana ho fatto conoscenza per la prima volta della mamma slovacca:
la mamma slovacca arriva alla mattina presto in shorts, infradito e con un bagaglio leggero. Ha con sé giusto un sacchettino di semini rossi (forse commestibili) e per il resto spedisce la figlia a fare la spesa al supermercato. Per il resto del tempo esce a passeggiare o si trascina da una stanza all’altra con l’espressione dell’animale in gabbia che proprio non sa cosa fare, ma non la smette di dispensare grandi sorrisi. Cucina, ma con parsimonia e solo per la figlia e anche dopo giorni e giorni di permanenza non accenna a voler pulire nessuno spazio che possa essere catalogato come “ambiente comune”. In compenso però non è invadente, non sostiene che sei troppo magra, che mangi male e dormi poco, non ti chiede quando ti laurei e non ti misura la gonna ogni volta che esci di casa!

giovedì 5 luglio 2012

5- A ognuno la propria missione


Succede che insegno italiano in una università tedesca. Succede anche che tra gli iscritti ci sono molti ragazzi di famiglia italiana: abbondano quindi i Franz Esposito, i Martin Gennari e le Jasmin Borgo. Succede anche che questi ragazzi imparano l’ italiano a casa, sono abituati a parlarlo con nonni, zii, cugini di multiplo grado e parentado vario finito in qualche modo attorno allo stesso tavolo. Succede che arrivano a lezione belli spavaldi, forti della sicurezza di parlare già fluentemente l’italiano. Ma soprattutto succede che qui casca l’asino e si viene a scoprire che quello che parlano non è propriamente una varietà standard dell’italiano.

Mi sono data quindi una missione per i semestri a venire: giuro solennemente che continuerò a correggere, spiegare, ripetere, sgridare, fornire esempi a mimi finché non sarò riuscita a sradicare dalla teteschia l’uso di queste atrocità:

Il verbo stare al posto di essere : “ Prof, ci stanno compiti per casa?”

Il Voi di cortesia: “Prof, Voi dove andate in vacanza?” (Voi? Io e chi? Mi controllano? Hanno studiato la mia vita privata? Sanno che ho un ragazzo?)

Ma soprattutto strozzo il prossimo che mi scrive una mail iniziando con “Ciao Signora Scalza”. Gliel’ho detto cento mille miglia volte: o mi scrivono “Ciao Formica” o mi scrivono “Buongiorno Signora Scalza”, ma “Ciao Signora!” questo proprio NO! Per favore NO!

martedì 3 luglio 2012

4- Umorismo tedesco...mi sa che ancora non lo capisco


Premetto che di calcio non mi porta nulla e che ne capisco ancora meno, ma volete che faccia mancare il mio personalissimo aneddoto sugli europei?
Allora, da quello che mi par di aver capito l'Italia è arrivata dove è arrivata grazie anche a una generosa e genuina botta di culo. Credo si possa dire, dai, visto che ha rischiato anche di non riuscire a passare il girone iniziale.
Bene, dopo la partita con l'Inghilterra, da brava immigrata italiana in tedeschia ho iniziato a subire gli sfottò di tutti i tedeschi a portata di mano. In particolare coinquilina tetesca ci teneva molto a tenermi costantemente aggiornata su quanti giorni e ore mancassero alla nostra eliminazione. Io un po' perché temevo che avremmo perso e  un po' (leggi: soprattutto) perché i miei tempi di reazione in idioma lokal lasciano ancora molto a desiderare, subivo passiva, assumendo all'istante la conformazione da compagno di classe magrolino e occhialuto, vittima preferita dei bulli dell'intera scuola (praticamente un viaggio spazio-temporale di almeno 10 o 15 anni indietro nella mia vita). 
Bene. Giochiamo, vinciamo e coinquilina tetesca? Perde il dono della favella! Per un paio di giorni gira al largo, sta sul vago, si lamenta del caldo. Io non proferisco parola sull'argomento, da vera signora, altera e vittoriosa.
E poi? beh, giusto ieri mi rispunta all'improvviso alle spalle mentre sono intenta a intrugliare. E se ne esce con una fragorosa risata 'allora, è toccato a voi perdere ieri! huahuahuahua' (leggi: sguardo malizioso, seguito da grosse e grasse risate)

Mi sa che l' umorismo tedesco è un po' diverso e io dovrò farci l'abitudine!

lunedì 2 luglio 2012

3-Scoperte recenti


Quando ero ragazzina mi piaceva solo leggere e guardare film. Leggevo talmente tanto che a casa a volte mi sgridavano. Mia nonna mi diceva ‘smettila di leggere e esci un po’ a giocare con gli altri bambini’ oppure ‘Smettila di leggere tanto, ti si rovineranno gli occhi’. Ma io leggevo, leggevo  e non mi bastava mai.
Mia sorella dice che non c’è gusto a regalarmi i libri, che in un paio di giorni li finisco e il regalo va a finire subito su una mensola.

Ultimamente invece, ho scoperto due passioni nuove: la prima è una versione moderna della passione più tradizionale, trattasi di leggere blog. Ho cominciato per caso, e poi da lì, seguendo vari link ho scoperto il mondo dei blog e me ne sono subito appassionata.
In particolare mi piace scoprire blog con una certa storia alle spalle, blog che raccontano anni di vita delle persone e mi piace leggerli tutti d'un fiato, dal primo post a quello più recente, seguire le trame delle vite di queste persone. È incredibile come la vita ci porti in posti strani attraverso percorsi tortuosi. Se mi chiedessero ora cosa voglio fare da grande potrei anche rispondere la lettrice professionista di blog, insomma starei davvero lì tutto il giorno a seguire le storie, le vicende, le delusioni e le rinascite.

La seconda scoperta recente è la radio. Non sono mai stata una grande appassionata di musica e più di una volta ho lasciato senza parole l’interlocutore di turno che mi chiedeva quale fosse la mia musica preferita; la risposta arrivava come una doccia fredda “non mi piace la musica”. Credo di essere particolarmente limitata dalla mancanza di un qualsiasi senso del ritmo. .
Comunque dicevo, ho scoperto recentemente la radio come potentissimo mezzo attraverso il quale entrare o rimanere in contatto con le culture e le lingue che ho bisogno di scoprire o di cui sento lo mancanza.
E così ho cominciato ad ascoltare la radio cilena per colmare l’enorme nostalgia che ho di questo paese. La radio è la mia cura, mi dà l’illusione di essere ancora lì, di far parte della comunità e di essere partecipe della loro attualità.
Poi ascolto la radio tedesca, perché se devo vivere in questo paese in qualche modo devo anche riuscire a capirlo e a parlarne la lingua. Certo, per ora la percentuale di successo è ancora bassa, ma ogni frase e addirittura ogni parola colta rappresentano una piccola vittoria per la quale trovo valga la pena congratularmi con me stessa. A volte mi farei un applauso da sola, per lo più invece mi prenderei a cazzotti per non essere più veloce ad imparare, dipende molto dal mio livello glicemico e di autostima.
E infine ascolto la radio italiana, lo trovo un buon modo per tenere i contatti con il mio paese. Ho bisogno di sentire cosa dice e cosa pensa la gente, qual è l’umore generale, da che parte tira l’opinione pubblica. Ho infatti il terrore di trasformarmi in una di quelle insegnanti di lingua che dopo vari anni di permanenza all’estero hanno totalmente perso il contatto con il proprio paese e la propria lingua, rimangono tagliate fuori dalla sua evoluzione e  finiscono con il trasmettere un modello arido e statico ai propri studenti. Quelle che si ostinano ancora a insegnare a dire ‘egli è’ e non ‘lui è’, quelle che non saprebbero mai citare una battuta di Aldo, Giovanni e Giacomo o della Litizzetto. Certo non è questo che si insegna in classe, ma si rischia di rimanere comunque con una immagine del proprio paese e della proprio lingua ormai falsificati dal tempo. Si rischia di tornare e di non riconoscere più il proprio paese, anche linguisticamente.
Insomma la radio mi sta facendo un po’ da psicoterapeuta in questi mesi, colma le mie lacune affettive, linguistiche e socio-culturali spronandomi a studiare di più una lingua, facendomi sentirmi viva nell’altra, ricordandomi come possa essere piacevole sentirsi a casa con una lingua di cui si conosce perfettamente la duttilità.

domenica 1 luglio 2012

2- Le cose


Sono reduce da alcuni anni di puro vagabondaggio. Negli ultimi 4 anni ho vissuto in 3 continenti, ho abitato in 12 case diverse con coinquilini albanesi, irlandesi, francesi, tedeschi, cileni, australiani, americani, giapponesi, ecuadoregni e forse qualcun altro che ora non ricordo. Tutto ciò mi fa sentire profondamente fortunata. Forse non sempre sono riuscita a trarre il massimo da ogni situazione, ma credo di essermi avvicinata per lo meno al meglio.
In tutto questo periodo uno dei miei problemi fondamentali sono state le cose. Ad ogni spostamento la solita domanda: cosa ne faccio delle mie cose? Alcune vivono da anni una triste vita tra le pareti di uno scatole, parcheggiate nel garage/soffitta/armadio di qualche anima pia generosamente offertasi di ospitarle a tempo (in)determinato. Alcune hanno dovuto necessariamente seguirmi. Si tratta di pochi elementi, tutti contati in un numero appena sufficiente a soddisfare le necessità di base: un accappatoio, asciugacapelli, pc,  vari cavi e caricatori, biancheria e vestiti appena sufficienti a coprire le esigenze dettate da prevedibili ragioni climatiche e sociali (sicuramente con un maggior peso del primo fattore rispetto al secondo). 
Il caso ha voluto che nel frattempo io abbia dovuti occuparmi anche di liberare la casa dei miei genitori. Non so se a qualcuno di voi sia mai successo, magari con la casa di un nonno: beh, trattasi di impresa faraonica. Ogni singolo oggetto deve trovare una nuova destinazione: va conservato in una scatola, o regalato, o venduto, o gettato. Immaginate una villetta a schiera a tre piani che deve essere sgomberata fino all’ultimo spillo.
Insomma, le cose per me erano diventate una ossessione, vivevo con la preoccupazione costante di non accumulare oggetti superflui e allo stesso tempo con il terrore di non avere a mia disposizione quelli di prima necessità. Che faccio se ad esempio sono in Sudamerica, è ancora inverno e fa freddo e i miei vestiti invernali sono in uno scatolone, in Toscana, a casa di persone che quasi non conosco!?
Insomma, le cose erano diventate un problema.
E adesso la svolta: mi sto fermando. Pare che, spostamenti frequenti, ma in un raggio minore a parte, io avrò una base per i prossimi 3 anni, ho una stanza che potrà essere mia a lungo e quindi che faccio? Realizzo il sogno segreto degli ultimi 2 anni: compro un armadio!
E subito si presentano le prime tentazioni: una parte del mio cervello, presumo l’emisfero destro, inizia a suggerirmi di comprare tutto quello che avrei sempre voluto e non ho mai potuto avere. Tipo un accappatoio vero, non quello da viaggio, o qualche libro in più, o un numero di maglioni per stagione superire a 5. Per fortuna una parte di me, forse l’emisfero sinistro, stanco e spossato, ma casualmente ancora attivo, si fa avanti e mi ammonisce di tanto in tanto ricordandomi che no, non si fa. Va comprato solo il necessario. E ogni spesa va ben ponderata, esattamente come facevo prima.
Però ragazzi che soddisfazione avere tutte le mie cose riunite in una sola stanza!

Una delle ragioni per cui ho aperto questo blog e che ho la sensazione che là fuori ci sia qualcuno che mi può capire, viaggiatrici incallite e expat di grande esperienza. In voi cerco solidarietà. Perché ci sono cose che una persona che ha vissuto sempre nello stesso posto non può assolutamente capire. O no?