giovedì 27 dicembre 2012

minimal

Avevo già discusso qui della mia ossessione nel gestire LE COSE, dell'importanza per me di avere tutto (ma comunque poco) sotto controllo, dopo anni di dispersione ai quattro lati del mondo. 
Poco prima di Natale la mia coinquilina tedesca ha organizzato una festa di Natale per i suoi amici nel nostro appartamento. Io inizialmente, per la verità, ho tentato di tramare un piano segreto per sottrarmi al noioso rituale. di per sé non mi piace andare a feste in cui non conosco assolutamente nessuno, in più qui mi sarei trovata con un esercito di tedescofoni in casa, probabilmente riluttanti a parlare un po' di inglese con me (dedicherò un post a parte per sfatare il mito che in Germania si parla tanto e bene l'inglese, infatti spesso anche in ambiente accademico si trovano persone restie a parlare in inglese e assolutamente a disagio, ma vabbhé...).
Dicevo, c'era questa festa in programma e io avrei voluto sottrarmi, ma poi mi sono decisa a rimanere, se non altro mi sembrava una ottima occasione di osservazione socio-antropologica: che cosa fa un gruppo di trentenni tedeschi a una festa di Natale?
Insomma, sono rimasta, caricandomi a molla con un mantra che diceva più o meno "Stai tranquilla, stai tranquilla, stai-tran-quil-la! il tuo tedesco sarà più che sufficiente e comunque apprezzeranno i tuoi sforzi!" certo non mi aiutava l'idea del confronto con un'altra italiana invitata alla festa, una ragazza che non conoscevo e che mi era stata anticipata come una straordinaria traduttrice della Nintendo (Mary Poppins, se sei in ascolto, pare che la Nintendo abbia il proprio quartier generale per le traduzioni a Francoforte, hai visto mai che ti viene voglia di raggiungermi ;)).
Total...risulta che la tedesca per la festa vuole organizzare anche uno scambio di regali. Il nome del gioco non l'ho capito e comunque non me lo ricordo, ma funziona più o meno così: ciascuno invitato porta in dono una cosa; poi tutti i regali vengono radunati al centro della stanza, ci si affida a un gioco di dadi e alla fine ciascuno se ne torna a casa con qualcosina. Unica regola: il regalo deve essere un riciclo, un soprammobile vecchio, un regalo osceno ricevuto l'anno prima, qualcosa da mangiare arraffato all'ultimo in casa. Ed è qui che mi sono trovata in imbarazzo, con mia somma sorpresa e grande gioia mi sono infatti accorta di non avere nulla del genere in mio possesso in camera. Non avevo assolutamente nulla di superfluo a mia disposizione, fatta eccezione per un lucidalabbra che ho comprato a 2 euro in un momento di follia e che mi sono poi accorta essere troppo fragoloso per i miei gusti, ma comunque non mi sembrava igienico riciclare una cosa del genere come regalo. Lo ripeto perché mi ha dato grande soddisfazione: non avevo nulla di superfluo di cui liberarmi! I pochi oggetti radunati nella mia stanza erano tutti autenticamente miei e necessari.
Alla fine sono dovuta uscire a comprare una cosa a 2,50 euro per poter partecipare al gioco. 
Il prossimo obiettivo quindi è arrivare a Natale 2013 nella stessa identica situazione: senza nulla di inutile e superfluo, ma sono con le cose che mi servono e quelle due o tre cose a cui sono più affezionata!

per la cronaca: alla fine ho comprato e regalato un attrezzo da cucina per tagliare la frutta e ho ricevuto una busta con dentro un paio di stivali in gomma da pioggia e una paletta per uccidere le mosche. Due regali utili, peccato che gli stivali siano di due numeri troppo grandi, cercherò quindi di regalarli a qualcuno con un piede numero 40 (qualcuno è interessato) o li darà in beneficenza e che a Francoforte io non abbia mai visto una mosca....

per la cronaca2: una festa di trentenni tedeschi si è svolta secondo una precisa tabella di marcia: tra le 7 e le 8 sono arrivati gli ospiti; tra le 8 e le 9 abbiamo mangiato; tra le 9 e le 11 abbiamo guardato un film; tra le 11 e le 12 ci siamo scambiati i regali, tra le 12 e l'1 gli ospiti si sono congedati a scaglioni per fare ritorno alla propria dimora. Insomma, si è svolto tutto ordinatamente, come previsto, e io che mi aspetto fiumi di alcool e gente ubriaca da raccattare la mattina dopo negli angoli più nascosti della casa, insieme alla polvere! 

per la cronaca3: l'ho cercato e credo che il nome del gioco sia schrottwichteln

domenica 16 dicembre 2012

viva

La testa gira, il pensiero corre veloce e io fatico a riprendere la calma e la normalità dopo una settimana di montagne russe.
Sono tornata ieri da una tre giorni italiana in terra lombarda. Giorni di ansie da prestazione, imbarazzi, soddisfazioni, discussioni interessanti, gioie per gli occhi, le orecchie e il palato. Tre giorni di riflessioni, di comprensioni e incomprensioni, di qualche risata nella propria lingua, di tentativi di capire come sia fatto questo lavoro e se io sia fatta per questo lavoro. Tre giorni di senso di inadeguatezza e di speranza per il futuro. Un'offerta, una proposta, qualche confidenza, una stretta di mano vigorosa e rassicurante. Una confidenza inattesa e rilassante.
Una presentazione veloce e il respiro di sollievo di un applauso. Qualche grazie qua e là, che non saprò mai se veritiero, ma comunque socialmente velato da una parvenza di sincerità.

Ero terrorizzata. Nella settimana precedente mi ero scoperta debole e insicura come non mai. Io, che ho sempre dormito sogni tranquilli la notte prima dell'esame e che all'orale mi presentavo con un bel sorriso stampato in faccia, sicura delle mie possibilità.
Le discussioni non sono state da meno: sorriso sereno, giusto una voce un po' ballerina all'inizio, ma poi solo tanta compostezza e confidenza nel mio discorso.
Gli ultimi giorni invece mi avevano vista in paranoia, più di una volta sull'orlo del pianto, con la segreta speranza che una tempesta di neve potesse cancellare il mio volo per l'Italia, giornate passate a fare e a disfare discorsi incerti e sogni notturni popolati da slide in inglese che non avevo. 
Proprio nel momento più disperato ho trovato la canzone giusta, quella che mi ha dato la voglia di andare avanti. 



All'improvviso quelle 9 parole a ricordarmi che non ho scelta, devo fare e fare bene altrimenti sarò fuori dai giochi per sempre. Il vittimismo nel quale mi sono crogiolata dall'inizio di questo dottorato non serve proprio a nulla, si potrebbe invece solo trasformare nel peggiore delle armi da taglio, lasciandomi irreversibilmente indietro. Devo quindi ricordarmi la determinazione e forza di volontà che mi hanno spinto fino a qui.

Poi c'è quel dettaglio nel testo che mi emoziona tantissimo: parla di una persona cara apparsa in sogno per dare la forza di continuare. Io so chi è quella persona per me. Quella alla quale ho silenziosamente promesso che avrei fatto di tutto per dedicare se possibile la vita a capire qualcosa della malattia che me le aveva rubato la personalità


.....and the only solution was to stand and fight.......



domenica 9 dicembre 2012

2 cose belle e un casting

Allora, dicevo: ho trovato due cose positive dell'habitat in cui vivo!

UNO: i tedeschi non hanno la pressione della conversazione, sono perfettamente capaci di sostenere pause di silenzio nelle situazioni sociali più banali. Presente quelle situazioni in cui siamo costretti a stare a stretto contatto con persone che non conosciamo o che conosciamo appena? Ad esempio l'ascensore, un pranzo di lavoro, una sala d'attesa? Nella maggior parte di queste situazioni molti italiani semplicemente non sono capaci di stare in silenzio. C'è sempre chi inizia ad agitarsi, sudare e arrossire non appena il ritmo della conversazione sembra rallentare un po' e non appena scende un secondo di silenzio (cosa che di solito io benedico), queste persone iniziano a dare segni di ansia e insofferenza. Come se il silenzio fosse un male insostenibile. Ecco, mi pare di aver capito che i tedeschi invece siano molto più a loro agio con il silenzio. 
Mi capita ad esempio di pranzare con colleghi (non spesso per la verità), però ho la sensazione che anche se stiamo mangiando e trascorriamo qualche minuto in silenzio, non c'è alcun problema. Non rischiano la vita, facendosi andare il cibo di traverso pur di non lasciare un secondo libero da conversazione.
Questo mi piace. Sapere rispettare il silenzio trovo sia una grande virtù

DUE: una cosa che adoro di Francoforte è che alzando gli occhi al cielo è sempre possibile vedere un aereo. Al massimo bisogna aspettare 30 secondi, ma poi almeno uno compare sempre. A volte anche più di uno. L'unica cosa che mi dispiace è che dal mio quartiere si vedono solo aerei in fase di atterraggio. 
Ieri però ne ho visti due dalla finestra dell'ufficio che stavano decollando ed effettivamente lo spettacolo che rendono è migliore. 
Ma in ogni caso, che stiano decollando o atterrando, vedere sempre quegli aerei è per me rassicurante. Mi ricorda che là fuori c'è tutto un mondo e che se un giorno avrò la netta sensazione di rasentare la follia, potrò sempre mollare tutto, prendere il primo volo e raggiungere il Cile o qualsiasi altro posto mi passi per la testa (ma probabilmente sarà il Cile). 
Nota per gli ecologisti:sì, sono cosciente del fatto che il traffico aereo inquina terribilmente l'aria e l'ambiente, però io mi ostino a vederne solo il lato romantico!

E queste sono le cose che mi piacciono del mio habitat, o almeno quelle su cui ho riflettuto quest'ultima settimana. 
Poi oggi invece abbiamo iniziato i casting per la nuova coinquilina. La nudista se ne va. A proposito: pare sia la terza ragazza di fila che lascia questo appartamento per andare a convivere con il ragazzo. Insomma questa casa sembra fare miracoli, per cui se tra le lettrice c'è qualche caso disperato, candidatevi pure per un posto in singola qui da me. 430 euro al mese e passa la paura: garantito che entro un anno vi sistemate alla grande, trovate un principe azzurro e mettete su famiglia. Forse un po' caro, ma può valerne la pena. Lo dico davvero, eh! Soddisfatti o rimborsati, promesso!

sabato 8 dicembre 2012

8 dicembre

L'8 dicembre 2010 ero a Santiago del Cile. Credo di aver passato buona parte della giornata a letto a riflettere. Non credo di aver fatto molto altro quel giorno, forse giusto un giro al supermercato o in un centro commerciale. ora non ricordo. In quei giorni non importava tanto cosa stessi facendo concretamente. Io vivevo a Santiago e quello mi sembrava più che sufficiente. Santiago è stato inebriante, l'ho già detto? Insomma io passavo le mie giornate a tentare di decidere cosa fare della mia vita: avrei accettato il lavoro a Santiago e continuato a vivere la vita meravigliosa che sentivo di avere lì (sì, un po' naiv, ma per me quella vita  era meravigliosa)? o sarei tornata in italia per scrivere la tesi?
Cuore, gambe, pancia e polmoni avevano già deciso di rimanere quando quella cazzo di formica razionale che c'è in me se ne è uscita fuori all'improvviso sbraitando e dicendo "No, No, No! questo non si può fare. Tu in Italia hai una famiglia che non capirà, uno stambecco che sta soffrendo, e una laurea specialistica con gli esami già fatti in attesa della sua bella tesi. Ora vai a casa e fai tutti contenti".
E così sono tornata a casa, ho scritto la tesi e mi sono laureata.


L'8 dicembre 2011 ero a Francoforte ed era il mio penultimo giorno di tirocinio all'istituto di cultura. Mai fine di un lavoro o di un tirocinio mi hanno sfatto sentire tanto sollevata. Se da Santiago me ne ero andata piangendo, da Francoforte me ne volevo andare senza salutare e infatti alcuni colleghi non li ho neppure salutati perchè così come non mi avevano salutato al mio arrivo non vedo perchè avremmo dovuto salutarci calorosamente alla mia partenza, dopo aver passato 3 mesi ad ignorarci. Quei tre mesi, chiusa in quell'ufficio erano stati un incuboe  non vedevo l'ora che finissero. Tra i mesi più brutti che io abbia mai avuto. Di mattina la mia presenza inutile in quel stupido ufficio consolare e poi il pomeriggio a studiare, scrivere progetti, inviare domande di dottorato e sostenere colloqui. Volevo solo che il mio periodo a Francoforte finisse. Per cui, in realtà, io l'8 dicembre stavo contando le ore che mancavano alla domenica pomeriggio alle 14, orario in cui io e lo stambecco avremmo caricato tutti i miei bagagli sulla sua macchina per portare le mie cose, se non in Italia, almeno in Baviera. A Francoforte non ci volevo rimanere neppure un'ora più del necessario.

L'8 dicembre 2012 ero nel mio ufficio di Francoforte a lavorare. 
Per la prima volta so anche che cosa starò facendo verosimilmente l'8 dicembre dell'anno prossimo. Molto probabilmente vivrò ancora qui a Francoforte; beh, in realtà,  non si sa esattamente cosa farò domenica 8, ma lunedì 9 sicuramente insegnerò (l'università tedesca è così organizzata ma anche così a corto di aule che abbiamo già dovuto fissare le lezioni per il semestre invernale 2013/2014). 
Insomma è una sensazione nuova sapere quello che starò facendo (almeno a grandi linee) da qui a marzo 2015. Non ho ancora deciso se mi piace o no. Parlo della sensazione, ma anche del lavoro. Però spero tanto che nel frattempo mi succeda anche qualcosa di bello e inaspettato. Erano anni che non avevo prospettive così lunghe e a volte ho paura che tutto segua da programma e che non mi possano più capitare meravigliose avventure come quelle del passato.

Però per il momento sono qui e devo cercare di convivere in pace con la Germania e con i tedeschi. Questa settimana sono anche riuscita a trovare due cose che mi piacciono di questo mondo. Le volete sapere?
Naaaa, questo è un post troppo nostalgico del passato e un tantino annoiato in prospettiva del futuro per metterci due pensieri positivi. 
Facciamo che i pensieri positivi li tengo per domani per iniziare bene la giornata. Inizierò la mia domenica (di lavoro) con un post su quanto sia bello vivere a Francoforte.

venerdì 7 dicembre 2012

Australia

Ieri all'improvviso mi ha preso un po' di nostalgia per l'Australia. Stavo lavorando, quando ad un tratto ho pensato all'Australia e ho sentito il desiderio di rimetterci piede.

L'Australia per me è stato un bel viaggio, tre mesi lontano da casa, lontano come non ero mai stata nei miei  22 anni di vita. In quel periodo mi sono scoperta più avventurosa di quanto pensassi, non ho avuto paura infatti a mettere lo zaino in spalla e a viaggiare da sola, cosa che non avevo mai fatto prima. Invece là ho iniziato a muovermi con naturalezza da un posto all'altro, a passare di città in città trascorrendo lunghe, noiose e fredde notti su autobus che sembravano senza meta.Ho rivendicato la mia indipendenza e ho deciso di muovermi da sola anche quando avrei potuto avere compagnia, perché sentivo che solo andando da sola sarei riuscita a vedere e a sentire tutti quei posti nuovi. Non volevo perdere il mio tempo soddisfacendo continuamente richieste altrui di toilette, caffè, musei; volevo essere io ad ogni secondo la regista del viaggio.

Al di là del viaggio l'Australia però sembrava non avermi colpito particolarmente. I mesi trascorsi in un ricco quartiere, a lavorare nella scuola dei figli di ambasciatori mi avevano lasciato un po' perplessa e a chi mi chiedeva come fosse l'Australia, rispondevo serafica che era tale e quale a uno dei tanti telefilm americani trasmessi su Italia1. Niente oceano e niente surf (almeno dove stavo io), ma giovani dalle vite dorate, mai neppure sfiorati da spettri che in Europa portano il nome di "disoccupazione", "corruzione", "criminalità".
Da un lato invidiavo quei giovani sereni e fiduciosi, programmati per vivere una infanzia dorata, un'adolescenza stimolante e una early adulthood fatta soprattutto di viaggi e feste, nella certezza che tanto poi un lavoro ben pagato c'è per tutti, per cui non è necessario lasciarsi amareggiare i giorni dallo studio, l'impegno, le ansie, la competitività.
Li guardavo con occhio invidioso, ma forse neanche troppo. Vuoi mettere il piacere della conquista? l'ansia del non sapere che cosa verrà dopo?
Nella mia personalissima classifica di fantacalcio (o totovita) vedevo sicuramente gli australiani vincenti sul piano della serenità e fiducia nel futuro. Ma gli europei vincono sicuramente in sgamatezza. Vivranno anche felici e contenti, ma questo va sicuramente a scapito di una maggiore consapevolezza e coscienza, anche sociale.

Inoltre mi disturbava la mancanza di storia. In Australia mi sono convinta di essere fatta per il vecchio continente. Io sono abituata a guardarmi intorno e a vedere un po' di storia in ogni sasso e ogni mattonella. Che ci facevo dunque in una città fondata nel 1911, appena di 3 anni più vecchia di mia nonna?
Pensavo di non essere fatta per quel tipo di mondo, in cui sentivo la mancanza di una cultura, una storia e una letteratura condivise.

Una cosa però mi ha affascinato profondamente: la possibilità per tutti, almeno in partenza, di diventare australiani. Una volta stavo parlando con una mia alunna, avrà avuto circa 9 anni. Il dialogo è andato più o meno così:

F: da dove viene la tua famiglia?
A: mio padre è inglese.
F: e tua mamma?
A: mia mamma è venezuelana (Ndr: la mamma era una fica da paura. Accompagnava la figlia a scuola alle 8 di mattina, vestita come se fosse pronta per un Grand Gala, ogni giorno impeccabile).
F: e tu cosa sei?
A: io sono Australiana.

Ecco, lì ho capito che tutti potremmo essere australiani un giorno. Certo, ora ottenere un visto permanente non è più un gioco da ragazzi, ma in principio, una volta superati i cavilli burocratici e ottenuta la visa, chiunque ci si può fermare e accomodare e sentirsi integrato. Le porte sono aperte e se hai i documenti in regola e vivi qui, allora sei uno di noi, questa cultura può essere anche la tua cultura.

Insomma questa società leggera e spensierata all'epoca non mi attraeva nel complesso; ora, complice forse l'aria asfittica europea e in particolare italiana, inizio a sentirne la nostalgia. Vorrei tornare a quel mondo in cui tutto è possibile, basta un piccolo sforzo (appunto piccolo) e si possono raggiungere traguardi.

Era il lontano 2008, forse molte cose sono cambiate anche lì negli ultimi anni.
Sta di fatto che io oggi ho voglia di TimTam, Meat Pies, un barbecue con amici, una gita al mare e di un canguro al di là della strada. Ho voglia di svegliarmi e di trovare una colonia di cockatoo sugli alberi davanti casa

mercoledì 5 dicembre 2012

questo post è per Elle

In una domenica mattina di procrastinazione professionale sono arrivata su questo blog: trattasi di un blog molto conosciuto e commentato, tenuto da una giovane mamma in trasferta a Londra. A me di solito questo genere di blog professionale non piace, preferisco quelli casalinghi e ruspanti, senza tanti fronzoli grafici, e molto spontanei anche nei contenuti. Preferisco in genere quei blog in cui si crea anche un rapporto tra il blogger e i suoi lettori.
Uso quindi il blog sopracitato come via di fuga (che comunque è molto carino, anche se non corrisponde al genere di blog che preferisco leggere) e approdo casualmente alla pagina di Elle, uno spirito che abita una casa popolata da altre curiose figure. Mi immergo immediatamente nella lettura, come solo io posso fare appena scopro un nuovo blog che mi piace [leggi "tralasciando completamente il lavoro previsto per la giornata"]. 
Le pagine mi incuriosiscono sempre più, soprattutto perché all'inizio il quadro è molto misterioso e non è facile ricostruirne i pezzi. Così mi appassiono e inizio letteralmente a divorarlo (dovete però sapere che Elle scrive tantissimo, per cui non sono ancora riuscita a leggere tutti i post, ma sono ferma a gennaio 2012).
Inizio piano piano a mettere insieme i pezzi: innanzitutto capisco che Elle vive in Sardegna, poi che ha già vissuto sia a Bologna, sia a Siena, inoltre ha studiato linguistica e adora la Germania e il tedesco. Rifletto anche sul suo pseudonimo. Inizio ad avere la sensazione di conoscerla già, ma non so dare concretezza a questo presentimento. Poi all'improvviso l'intuizione: capisco chi potrebbe essere questa persona, associo le informazioni a un nome e inizio a fare ipotesi. Infine la certezza: capisco che si tratta proprio di chi penso io. Non posso sbagliarmi.

E allora sento la necessità di rivelarmi, altrimenti mi sembrerebbe di rapportarmi a te in modo impari. 
Questo blog è in incognito, non ci sono indizi che permettano di identificarmi (almeno credo) dovrò quindi darti qualche aiutino. Ti posso dire che abbiamo studiato linguistica insieme in via Pantaneto e che in quel periodo facevamo parte di un gruppo piuttosto internazionale: c'erano una corsa, una svedese, una toscana, una veneta e una sarda. La sarda ovviamente eri tu, la veneta io. 
Chissà se ancora ti ricordi di me...
Io da parte mia posso dirti che ti ricordo con molta simpatia, dire affetto sarebbe gratuitamente mieloso e un tantino eccessivo per le mie corde. Ti volevo dire che leggendo il tuo blog ho avuto l'impressione che abbiamo molte più tratti in comune del nostro carattere di quanto io credessi. Ho capito che in quel periodo di studio ognuna di noi probabilmente era impegnata a combattere le proprie angosce e le proprie difficoltà, ben attenta a non rivelarle alle altre. Ti posso dire che più volte ci siamo chieste che fine avessi fatto e se stessi bene.

Soprattutto ti voglio chiedere il permesso di leggere il tuo blog

martedì 4 dicembre 2012

dei Panda

formica: uffa, mi stanno già uscendo le rughe...sono già vecchia!
panda: ma se hai ancora i brufoli! quello è segno di giovinezza



[per chi non fosse informato, il panda è mia sorella]




Stambecco: tu hai una bellezza un po' particolare, non sei di quelle bellezze che si notano per strada, sai. Sei più...più...non so come dire....ecco, ce l'ho! è che la tua faccia assomiglia al muso di una Fiat Panda!
io: eh?!?
stamb.: ma sì certo, é che i tuoi occhi assomigliano ai fari della Panda e poi ha quella forma squadrata, come la tua fronte
formica: guarda, non tentare di spiegare che fai solo peggio!


Fortuna che nei momenti difficili c'è sempre chi ci vuole bene ad aiutarci a tirare su il morale!

PS:post insulso, lo so, è che ultimamente non ho voglia di pensare alle cose difficili, il blog è il luogo dove rillassarmi e essere frivola. se vi sembro troppo frivola mi dispiace.
E poi, se l'argomento del blog non vi è chiaro, date un'occhiata qui



giovedì 29 novembre 2012

Manutenzione

Ho fatto un po' di manutenzione del blog: ho aggiunto qualche pagina e ho cambiato un po' stile. Non sono ancora soddisfatta al 100%, ma mi piace.

lunedì 26 novembre 2012

no news good news

Non ci sono grandi novità, se non il fatto che:
-ho ricominciato a studiare tedesco. Questa volta sono super motivata! DEVE essere la volta buona, devo arrivare alla svolta, quella che mi permetterà di passare da indistinti farfugli a una certa disinvoltura ad esprimermi nella maggior parte delle occasioni. Insomma devo trasformare il mio scarso B2 sulla carta in un B2 effettivo e solido. a tale scopo mi sono procurata non uno, ma due insegnanti privati. Vista l'impossibilità di iscrivermi ad un corso (vi risparmio le ragioni) e la pigrizia che mi impedisce di lavorarci da sola,  ho deciso di correre ai ripari e  di cercare aiuto. Ma io come datrice di lavoro sono piuttosto esigente e quindi al momento ne ho due in prova, per vedere quale mi piace di più.
Quella sopra è la versione ufficiale, sotto segue quella veritiera:
Queste due persone (di cui uno è un collega) hanno dichiarato la loro disponibilità più o meno nello stesso momento, e io non ho più saputo dire di no a uno dei due. Non sono davvero brava in queste cose, mi sembra di essere una stronza e quindi per il momento tergiverso, rimando la decisione e faccio una lezione a settimana con entrambi. Ho paura che uno dei due si offenda se gli dico che voglio interrompere le lezioni dopo soli due incontri

-ho trascorso un week-end con lo stambecco e tra amici. non vedevo questi amici da un paio di mesi e ne sentivo tanta nostalgia. é stato bello sentire la sensazione di tornare a casa, pur tornando semplicemente in una città tedesca in cui non ho mai vissuto per più di 3 settimane di fila, ma nella quale ho comunque rapporti per me molto importanti, che mi stanno permettendo di vivere con serenità l'esilio in terra germanica

-venerdì sera arriva mia sorella! lei è il delegato ufficiale della famiglia, l'unico che mi venga a trovare ovunque io viva (è venuta perfino in Australia, ma non in Cile).

-(lo so che dovrei lavorare tanto, ma ) ho deciso di ricominciare a lavorare a maglio. Di solito è una cosa che faccio solo una volta all'anno e infatti al mio attivo (ho iniziato a imparare a lavorare a maglia nel novembre 2009) ho solo due sciarpe e uno scaldacollo. Comunque non temete, questo non diventerà un blog sul fai-da-te o sul decoupage, perchè comunque le mie creazioni sono penose

Questo è quanto. Nessuna big news, ma neppure feriti. Semplicemente: es lo que hay!




ma anche no!

L'influenza? ma anche no, direi!!

da un paio d'ore ho brividi e freddo. spero proprio di non essere sull'autostrada del raffreddore, con ultima destinazione l'influenza.
Queste settimane che mi separano dalle vacanze natalizie saranno molto molto impegnative, oserei quasi dire determinanti. Insomma, si dovrebbero sbloccare un po' di situazioni e questo richiederà un mio contributo più che attivo. Anche se non si direbbe proprio a giudicare dalla mia cronologia di googlechrome, dove compaiono un po' troppi siti-cazzeggio.
Ma da domani sarà bravissima, lo giuro! Quindi destino, mantra, karma, fato o quello che sei: per favore risparmiami ora dall'influenza!

E soprattutto risparmiami perché domenica ho un appuntamento con lei!!


lunedì 19 novembre 2012

Ma lo sai usare Google?

Come aspirante-/quasi-/semi-insegnante di italiano a stranieri, mi capita di bazzicare forum e gruppi facebook popolati da altri aspiranti-/quasi-/semi-insegnenti di italiano a stranieri. Mi piace farlo per avere un po´il polso della situazione dal punto di vista dell´offerta di lavoro (per la cronaca sempre piuttosto scarsa), per trovare informazioni, spunti, idee per le mie lezioni, per riflettere insieme ad altri che piú o meno fanno o vorrebbero fare quello che sto facendo anche io.
Tutti questi punti di incontro virtuale sono stati creati per l´appunto per un precisissimo scopo: lo scambio di informazioni. E quindi che si scambino le informazioni in quantitá, per Dio!

Ma poi qualcuno deve anche spiegarmi perchè ci sono sempre e solo alcuni (piú o meno sempre gli stessi) che si informano con lunghe e pazienti ricerche e altri che arrivano lí per caso e buttano lí la piú stupida domanda. Ma dico io: secondo te noi siamo pagati per fare da assistente personale a te? Lo sai usare Google?

Oggi arriva una fresca fresca e lancia un grido di allarme; ansiosa chiede: "qualcuno mi sa spiegare che cos´è il Plida?"*.
Ma io cosa devo pensare a una domanda del genere? Forse che hai piú di 60 anni e non sai usare Google? Che ci stai mettendo alla prova per vedere se siamo un gruppo di persone sveglie e reattive?O che ti piace avere la pappa pronta, perché sí effettivamente le informazioni a volte vanno un po´selezionate su internet e non é detto che la prima pagina che ti compare sia quella giusta che fa al caso tuo?
Questi atteggiamenti mi fanno davvero inc******!!!Perché é pieno il mondo di gente che non si sa organizzare da sè e non trova niente di meglio da fare che vivere da parassita sul lavoro degli altri!

E scusate ma c´ho un po´il dente avvelenato sull´argomento. Mi ricordo quando mi sono laureata e ho iniziato la ricerca del mio posto nel mondo. Come me, anche un altro collega laureatosi solo pochi mesi prima della qui presente, era alla ricerca di una borsa di dottorato. Non vi dico il nervoso ogni volta che mi scriveva o mi telefonava per chiedermi: Ma il bando di Milano quando scade? Ma il bando a Siena quando esce? E quali documenti bisogna presentare? Ma sai quand´è la prova orale?
Ora: io non ho parenti né agganci nelle segreterie e nei comitati della didattica delle universitá. Né in Italia né nel mondo. Quindi io non ho accesso a nessuna informazione riservata! Io mi preparo un té, accendo il computer e sto lí qualche oretta a fare tutte le mie ricerche finché non trovo le informazioni che mi servono.
Perché non provi anche tu? Vedrai che é un po´ faticoso, ma poi ti dará anche soddisfazione.
Dentro di me pensavo anche: ma tu vuoi davvero fare una domanda per un lavoro da ricercatore, quando non sai cercare neanche informazioni di base su internet? Non avró avuto altri meriti, ma ero convinta che questa poca voglia di fare in piú che avevo avrebbe dovuto almeno mettermi un piccolo passo avanti rispetto a chi aspettava solo di cavalcare l´onda degli altri.



*Per la cronaca: il Plida é una certificazione della lingua italiana come lingua straniera.

sabato 17 novembre 2012

WishList

Wish List Natale 2012



  1. Un Thermos: fa parte del set di sopravvivenza all'inverno germanico e rappresenta il mio prossimo passo nel processo di tedeschizzazione. Bere tè o caffè è un diritto inalienabile della persona e può essere esercitato in tempi, quantità e modalità a totale discrezione della persona. Io sinceramente mi sono rotta di annusare l'aroma di caffè degli altri a lezione e quindi rivendico anche io il mio thermos.
  2. Una stampa, ma proprio una bella stampa. Dovete sapere che ho una stanza low cost, il che equivale a dire "mobili bianchi ikea", anche le pareti sono bianche, anzi candide perché ridipinte di fresco da poco. La mia amica portoghese dice che "Parece um hospital" e forse ha ragione, urge un po' di colore. Ma voglio una cosa carina, che mi rappresenti.
  3. Pentolame. Sì, lo so, è solo una fase da casalinga disperata, uno di quei periodi in cui mi prendono raptus culinari improvvisi e mi illudo di poter diventare all'istante un Master Chef, se solo....se solo avessi almeno una teglia adatta a fare le torte.
  4. A guardare bene, sempre per tornare al set di sopravvivenza all'inverno germanico, mi servirebbe anche un bel cappotto caldo. Uno ce l'ho per la verità, ma sta cadendo a pezzi, dopo cinque inverni di onorato servizio. Se sopravvivo al mio primo inverno tedesco direi che sarebbe il caso di fare provviste in tempo di saldi in modo da essere attrezzata anche all'arrivo del secondo (non posso farci nulla, sono del segno della vergine, in chiesa mi hanno battezzata Irene come primo nome e Previdenza come secondo!). Ah, mettiamoci anche una sciarpa, cappello e un paio di guanti vah (Vi starò sembrando una fashionblogger in questo momento, ma vi giuro che non è cosi. Metti le sciarpe ad esempio, attualmente ne possiedo 3: una l'ho comprata a un mercatino nel 2007, l'altra me l'hanno regalata per la laurea nel 2008 e l'ultima l'ho fatta io a mano a inizio 2011. Direi che una sciarpa me la potrei anche concedere). 
  5. Libri. Per questo punto rimando alla Wish List di Amazon Kindle. La sto compilando con molta parsimonia, perché so che non avrò né i soldi né il tempo per tutti quei libri. Ciò non toglie il fatto che io mi sia preoccupata di segnalare il link allo stambecco, il quale però credo l'abbia bellamente ignorato. 
  6. Un biglietto aereo. Non sarebbe male inaugurare il calendario 2013 segnando i giorni di vacanza e soprattutto una meta. Dopo due anni di pausa (2011 e 2012 sono stati abbastanza di magra per me sul fronte viaggi) esigo che nel 2013 siano nuovamente solcati o sorvolati gli oceani per bacco, vogliamo o non vogliamo andare a vedere che cosa c'è un po' più in là!
Ditemi, vi sembro troppo esigente (tralasciando per un attimo il punto 6)? Io credo di no, ma comunque non potrò avere tutto e quindi dovrò scegliere cosa passa e cosa viene rimandato a data da definirsi. 


mercoledì 14 novembre 2012

Com'è vivere in Germania?

Vi lascio un link ad un esilarante post sulla vita in Germania da stranieri.
Il post è in spagnolo, ma credo sia abbastanza comprensibile ai più. se invece non vi raccapezzate, non vi preoccupate, perché ho già in canna la mia personalissima versione.

Buona lettura!

Ah, lo dedico a tutti quelli che hanno l'espatrio facile, ma ci pensano ancora un po'. Quelli che da almeno un paio di anni sono in partenza per Londra o Berlino. Quelli che pensano di aver capito tutto dalla vita, non fanno altro che criticare l'italia e mettere su di un piedistallo qualsiasi altro paese, quelli che se la fanno sotto e  non riesco a mettere un piede fuori.

martedì 13 novembre 2012

un bagno per due

Sono pudica, lo so, ma non penso di esserlo più di molte altre persone. 
Per la verità non ho (quasi alcun problema) a farmi vedere nuda in alcune situazioni socialmente accettate, come la doccia e lo spogliatoio della palestra e della piscina. Invece non avrei mai il coraggio di prendere il sole in topless al mare. Non che io abbia niente in contrario e se le altre lo fanno buon per loro, solo che io non mi sento a mio agio. Lo stesso vale per la sauna, che qui in Germania si fa completamente nudi (questo me l'hanno raccontato, perché ovviamente io ho preferito evitare la situazione). Insomma, skynny-dipping non fa per me.

Ecco cosa mi è successo stamattina:
mi sono alzata e appena sono uscita dalla stanza, non ho potuto fare a meno di notare che la mia coinquilina era in bagno, si stava lavando i denti, aveva la porta aperta, ma proprio aperta spalancata ed era completamente (e intendo veramente completamente) nuda. Io un po' imbarazzata ho battuto in ritirata, ho subito immaginato che lei pensasse di essere sola in casa e che quindi si fosse presa qualche libertà. Ma non credo sia questa la spiegazione, perché, proprio come se niente fosse, lei invece mi ha fatto un cenno di saluto.

Pensavo che per la mattinata potesse bastare e invece poi abbiamo avuto anche un secondo round, sempre in bagno. 
Dopo la doccia è uscita dal bagno, lasciando però dentro il cellulare acceso in funzione radio. Io ho aspettato un po', pensando che lei dovesse rientrare in bagno, poi sentendo che trafficava in cucina, ne ho approfittato per fiondarmi a lavarmi i denti e fare un po' di quelle stupide e inutili cose che le donne dovrebbero fare per bene, ma che io eseguo in maniera troppo superficiale perché possano dare risultati estetici di un certo valore. Inoltre, siccome cerco di essere una coinquilina-ombra che dà il minimo fastidio possibile, ho anche lasciato la porta leggermente socchiusa, perchè lei potesse in qualsiasi momento venire a reclamare il cellulare.
E infatti a un certo punto compare sulla soglia del bagno, ma non per recuperare il cellulare, no! Come se niente fosse e senza dire nulla apre la porta e si infila in bagno.
Ora dovete sapere che in bagno abbiamo uno di quei lavandini che credo chiamino "all'americana", non so perchè e non so se sia vero, ma comunque fatto sta che in bagno abbiamo due lavandini e lei arriva e si piazza bella bella pacifica pacifica al secondo, per proseguire con la sua toilette. Così, toh, senza dire una parola, entra in bagno e via.

Io il bagno lo posso dividere solo con una persona e quella è mia sorella. Punto. Non lo voglio condividere con una che conosco da due mesi e con la quale parlo sì e no  un paio di volte a settimana.

Ah, prima che mi si riempia il blog di maniaci, voglio chiarire che al secondo round eravamo tutte per fortuna sufficientemente vestite. 

Ora, vi prego, ditemi voi, sono io una ventiseienne con la mentalità di una ottantatreenne, la mia coinquilina ha un eccesso di disinvoltura o trattasi di senso germanico del pudore?


PS: il titolo è una citazione cinematografica non particolarmente colta e raffinata, quindi se non l'avete colta meglio per voi!


lunedì 5 novembre 2012

germaniche manie 2

Continua la serie delle germaniche manie, se vi siete persi la prima puntata potete sempre recuperare leggendo qui.

Letto? Andiamo avanti!

Stasera vorrei parlarvi di una perversione tutta tedesca. Anzi, forse non proprio tedesca, diciamo più nordica in generale, ma ho motivo di credere che i tedeschi tendano a esagerare un pochino e a perdere il senso della misura quando si tratta di...di....di campeggio!
Per la maggior parte di noi italiani il primo contatto con il popolo tedesco è avvenuto in campeggio. I tedeschi in campeggio sono efficienti e organizzati, programmati per godere mentre soffrono. Sì, perché pare proprio che loro ci godano a soffrire nelle loro ristrettezze. Sarà forse un gap culturale che ci divide e non mi permette di comprendere il loro modo di far vacanza, ma io questo andare in campeggio in tenda al mare ad agosto con 40 gradi, mangiando solo cibo in scatola e birra portata da casa non lo intendo tanto.
Evidentemente per loro il campeggio deve essere più di uno stile, una religione quasi, una fede da non poter rinnegare. E come fare allora per rimanere sempre fedeli a questa religione, non tradirla mai e rimanere coerenti anche in situazioni che poco si prestano al campeggio, come ad esempio durante qualche giorno di vacanza in una grande città, magari di inverno? 

Curiosi? Guardate qui! 

é nato il primo campeggio indoor, per poter rivivere le sensazioni della vacanza all'aria aperta anche in città, anche in inverno.

giovedì 1 novembre 2012

Io (speriamo che) me la cavo

Ci sono giorni di grande pessimismo, dove non funziona niente, gli ingranaggi non scorrono e tutto sembra essere pesante, immobile, inestricabile.

E poi ci sono giorni pieni, che iniziano alle 8 e finiscono alle 22. Cosí frenetici da non lasciare spazio ai pensieri negativi. E allora capisci che quei giorni No ernao solo pieni di paranoie inutili. E benedette scariche di adrenalina, che ti permettono di continuare a lavorare e neanche te lo immagini quante attività possano rientrare tutte dritte filate in un solo giorno. Forse sono troppe, il ritmo aumenta, tutto accelera e all´improvviso pensi "Sí, forse ce la posso fare. Posso fare tutto questo e anche qualcosa in píù".

Sono arrivate notizie buone, richieste di collaborazione, il primo "Publishing Agreement" da firmare, il primo invito per un talk in un altro centro di ricerca.
Sí, forse ce la posso fare. Ma io speriamo che me la cavo anche!

giovedì 25 ottobre 2012

l'indignata

Non scrivo mai di cose serie, di solito racconto solo le cavolate che vedo o che mi succedono o al massimo do sfogo a qualche momento di pessimismo e malinconia. 
L'altra sera però mi è capitato di avere una discussione su facebook, cosa molto rara, visto che io tendo a farmi i fatti miei, a trattenere la lingua tra i denti e a non lasciarmi coinvolgere nelle lunghe polemiche simil-intellettualoidi e ultra-indignate così gettonate su FB.
Ma dovete sapere che ho una ex-compagna di corso che potremmo chiamare L'INDIGNATA, sì, perché la sua principale attività nella vita è fare l'indignata su facebook. Passa generalmente la giornata  a leggere gli articoli dei vari quotidiani on-line per poi postarli corredati di disgustate faccine di indignazione.
Ecco, l'indignata ha rotto il c***o! Scusate la finezza, ma quando ci vuole ci vuole!
Martedì è successo il fattaccio della Fornero, che come saprete ha avuto un'uscita un po' infelice. Un'uscita che per la verità io non riesco a bocciare al 100%: è vero che si è trattato di una presa in giro per quelle migliaia di giovani che vivono nel precariato, ma un piccolo fondo di verità c'era pure, perchè purtroppo c'è anche tanta gente schizzinosa, che non ha mai mosso un dito in vita propria e che aspetta il lavoro dei sogni dal cielo...ma vabbhè....il punto non è questo....

....il punto è che l'indignata subito si indigna all'ennesima potenza e sposta l'attenzione su una questione a quel punto marginale: il dramma dei laureati in lettere che non trovano un'occupazione all'altezza della loro formidabile formazione erudizione! E si indegna al grido di "noi laureati in lettere non siamo laureati di serie B!!"

Ma io dico, brutta scema che ti sei laureata in lettere classiche e poi in linguistica tra mille ansie e tragedie perchè tutto ti sembrava difficile e insormontabile, tu che non hai mai alzato un dito per contribuire a pagare i tuoi studi, tu che ritieni che l'Inghilterra sia il paese migliore del mondo, ma parli un inglese mediocre perchè non hai mai avuto il coraggio di andare a Londra per più di una settimana e di andare in erasmus non se ne parla neanche perchè si perde un sacco di tempo e poi non ti riconoscono gli esami, tu che dopo la laurea non sapevi neanche da che parte girarti e un giorno te ne sei uscita con "hoibò voglio fare la giornalista!non me ne intendo di nulla, ma posso sempre scrivere della mia indignazione che tanto mi viene bene", tu che costringi il tuo ragazzo a finire in fretta l'aperitivo al bar perchè devi andare a casa a mangiare i fagiolini...tu hai rotto le palle!
E se ne frega il mondo intero se dopo aver finito lo stage retribuito, le parole della Fornero ti hanno aiutato ad aprire gli occhi su quanto sia necessario per te , la tua persona e la tua dignità essere ancora più choosy.

Anche io ho fatto studi umanistici e li ho fatti con un unico pensiero in testo: diventare insegnante di italiano per stranieri. Non è facile, ma ci si può riuscire. vedo tante persone in gamba e con le palle attorno a me che lo fanno.
Però lo so di aver scelto una facoltà deboluccia dal punto di vista lavorativo. Esistono disoccupati di tutte le facoltà in questo momento, ma è innegabile che alcuni siano ancora più penalizzate. Come si fa a non riconoscere questo? Ho solo detto che in questo momento di crisi, ecco, magari non c'è tanto spazio nel mercato del lavoro per filosofi, grecisti e compagnia bella, che è un peccato, perchè queste persone si sono impegnate e si sono formate, ma che bisogna prendere atto della situazione e cercare, ognuno a modo proprio, di farvi fronte per trovare comunque un modo gratificante di vivere la propria vita. Apriti cielo!
Mi è stato risposto che sono gretta e povera di spirito, perchè non riconosco l'enorme valore della cultura e la dignità degli studi umanistici, e che chi esce da lettere deve avere gli stessi diritti di trovare lavoro di chi esce da ingegneria.
Ecco, io ti vorrei dire: sì bella, in un mondo ideale, i diritti dovrebbero essere gli stessi, ma nel mondo reale le possibilità sono diverse e quindi inizia a darti da fare anche tu che sei l'immagine vivente dello studente bamboccio arrivato alla laurea senza aver mai fatto una minima esperienza al di fuori della tua zona di sicurezza, come puoi pretendere che in un momento di crisi ti si aprano le porte, quando là fuori è pieno di gente davvero in gamba e preparata?

E poi, se la vogliamo dire tutta, smettila di scrivere che ti senti un pesce fuor d'acqua in Italia e che è difficile vivere da stranieri nel proprio paese. Perchè non provi davvero a vedere com'è il mondo là fuori, perchè non credo che i week-end a barcellona e a londra si possano contare come esperienze di vita vissuta all'estero!

martedì 23 ottobre 2012

cose strane

Cose strane che ho visto oggi:

in piscina i tedeschi nuotano con gli occhiali. Non gli occhialini, ma proprio gli occhiali, quelli da vista. Nuotano solo a rana, per carità, però nuotano con gli occhiali. 

Ero sulle scale mobili in metropolitana, davanti a me c'era uno di questi giovani stile vorreiessereneroemuscolosoeinvecesonobiancoerachitico. Ovviamente era in divisa urbana da giovane alternativo, con felpa e cappuccio. E che gli spunta all'improvviso dal cappuccio? Un topo!! cioè, non proprio un topo, ma uno di questi roditori promosso alla categoria "animale domestico". Sono riuscita a non urlare, ma confesso che il mio cervello annebbiato per un attimo ha pensato "questo si è vestito in fretta, è uscito di casa e non si è accorto che c'era un topo nel cappuccio. Ora che faccio? Glielo dico? No perchè se fossi io al posto suo vorrei saperlo che ho un topo appresso". Poi ho realizzato che il gadget animale faceva parte della divisa urbana da giovane alternativo.

Ero per strada, in una via secondaria e un po' buia. Davanti a me un uomo, starnutisce. Beh, che fai se sei solo nel mezzo della strada, ti cola il naso e non hai un fazzoletto? Semplice: prima ti soffi il naso con le mani e poi ti pulisci le mani sul muro!

Cosa ho imparato:
......che posso anche smetterla di lottare con le lenti a contatto ogni volta che devo andare in piscina
.......che devo smetterla di camminare dietro alla gente, si vedono cose strane.....

giovedì 18 ottobre 2012

barcollo (e quasi mollo)

Ieri sera sono caduta dalle scale all'università e ho preso una storta. Non c'era in giro nessuno, è stato talmente veloce, che quasi non me ne sono accorta. Sembra strano, ma è come se il mio cervello non avesse registro quel momento. Mi sono presa uno spavento grande, tanto che per i primi 15 minuti ho pensato solo alla tachicardia e al fatto che mi sentivo svenire. Non pensavo al piede, per cui ho camminati fino a casa (che comunque per fortuna non è molto lontano).
Appena sono arrivata a casa, mi è presa una crisi di pianto, con tanto di singhiozzi. Ed è stata pure infinita...ho pianto per almeno 3 ore. Perchè? Perchè mi ero spaventata e soprattutto perchè mi sono resa conto di essere sola qui in terra crucca e di non poter contare su nessuno in questa città.
Sono ipocondriaca e catastrofista per natura e ho iniziato a pensare a tutte le cose che potrebbero succedere e per le quali non sarei preparata a reagire da sola.
Le mie coinquiline hanno l'empatia di un pesce rosso.
Ho iniziato a vedere solo le difficoltà e per la prima volta ho pensato che vivere lontano da casa da sola, non sia la figata che ho sempre pensato. Per la prima volta ho pensato che forse non fa per me, che non sarei pronta a affrontare tutto da sola.
E questo mi ha fatto piangere. Immagino che le coinquiline tedesche empatiche di cui sopra si siano fatte una grande risata a vedere l'italiana piangere disperata per così.

Per la cronaca: oggi sono andata comunque all'università, perché avevo la prima lezione di un nuovo seminario. Poi nel pomeriggio ho cercato di farmi vedere da un dottore, come si usa qui, ma non c'è stato verso, problemi burocratici.

venerdì 12 ottobre 2012

12 ottobre 1492

In Italia è il "Giorno della scoperta dell'America". Ne andiamo un po' orgogliosi perché, si sa, siamo un popolo cazzone, in grado talvolta di sfornare grandi menti e personalità. (Vabbhè, è successo quasi per caso, ma fa lo stesso).

In Spagna è "el dìa de la Hispanidad". Non ne ho mai parlato con uno spagnolo, ma immagino ne vadano almeno un po' fieri, se non altro gli ricorda di quando colonizzavano il mondo, invece di farsi fregare dalla Germania.

In America è "el dìa de la raza" e ci tengono a precisare che il 12 ottobre 1492 non è stato scoperto un bel nulla e loro, a casa propria, ci stavano già da un bel po' e anche abbastanza in pace.


"En 1492, los nativos descubrieron que eran indios,
descubrieron que vivían en América
descubrieron que estaban desnudos,
descubrieron que existía el pecado,
descubrieron que debían obediencia a un rey y a una reina de otro mundo y a un dio
s de otro cielo.
Y que ese dios había inventado la culpa y el vestido.
y había mandado que fuera quemado vivo quien adorara al sol y a la luna y la tierra y a la lluvia que la moja".

Eduardo Galeano



e le mezze misure

Da un paio di settimane non ci siamo proprio con le misure.

Prima sono andata a tagliarmi i capelli; volevo un taglio netto, beh, non proprio netto, ma per me che ho sempre portato i capelli lunghi, anche un taglio scalato alle spalle rientra nella categoria "corto". In realtà ci stavo pensando da mesi, ma senza una vera intenzione. Poi all'improvviso mercoledì scorso mi sono decisa, d'impulso sono andata dalla parrucchiera e le ho chiesto se avesse tempo per me. Nel momento di follia, avevo addirittura pensato di aspettare di tornare in Germania per rivolgermi a una di quelle famose parrucchiere turche, in modo da aggiungere al brivido del taglio, anche il brivido dell'incomprensione linguistica, ma poi mi sono riveduta. 
Da lì è nata una disputa con la parrucchiera: io che le dicevo "taglia taglia" e lei che rimaneva sempre un po' sul cortino, per prudenza. Alla fine è uscito proprio ciò che non volevo, cioè un taglio mezza misura, né lungo, né corto, ma insignificante al punto giusto.

Poi ho deciso che non avevo fatto abbastanza danni, ma che anzi il mio look andava ulteriormente aggiornata. Ho deciso di comprare stivali. Dovete sapere che io sono arrivata a 26 anni, avendo nell'archivio solo un paio di stivali. Solo uno. La dodicenne media italiana mi batte di sicuro e pure di parecchio. La ragione fondamentale per cui non ho stivali è che in genere la circonferenza del mio polpaccio è notevolmente superiore alla circonferenza dello stivale. Tornata in Italia e gettato uno sguardo intorno a me, mi accorgo che tutte (e dicono tutte) indossano degli stivaletti bassi. Allora penso "vai, è fatta. Questa volta nessun polpaccio potrà mettersi tra me e gli stivali. Li voglio bassi e passa la paura!"
Entro in almeno cinque negozi e non vedo nulla che possa piacermi, tutto è un tripudio di borchie, fibbie, strass, zip e cinturini. Solo alla fine ne trovo un paio di puliti, senza fronzoli, o borchie, qualcosa che non mi faccia sembrare appena scesa da una Harley Davison. 
Indovinate però come sono. Ecco, appunto: una mezza misura! Stanno lì che non vanno nè su, nè giù, si bloccano a metà gamba. Però sono in Germania, il freddo avanza, i piedi gelano e gli stivali urgono e quindi va bene così. 

Lo so che non ve ne può fregare nulla dei miei capelli e dei miei stivali, perchè in realtà non importa molto neanche a me, però volevo raccontarvelo uguale, ecco.

venerdì 5 ottobre 2012

confessioni criminali

Dialogo interno giorno tra Formica e Sorella Panda.

Formica: "Wow, da qui riesco a piratare la rete dei vicini, guarda! Mi connetto e va dadddio!"

Sorella Panda: "Davvero?!?Allora fai controllare la posta anche a me"

Formica: "Però il Kindle non si connette, non ce la fa con questa rete. Perchè?!?"

Sorella Panda: "Ehm, non so...."

Formica: " Dai, Kindle, ti prego! Connettiti! Voglio scaricare un libro, devo scaricare un libro...muoio dalla 
voglia di scaricare un libro! aaarrrggh!!!"

Sorella Panda: "Scusa, ma il PC dove l'hai comprato?"

Formica: "In Italia, ovvio"

Sorella Panda: "E il Kindle?"

Formica: "In Germania"

Sorella Panda: "Ecco, appunto. Il tuo Kindle è tedesco, non pirata la rete altrui"

Formica: "Ah!.......forse hai ragione :(( "

martedì 2 ottobre 2012

perle da sciopero: attente alla fermata!

Oggi sono dovuta andare a Brescia in treno; devo dire che la cosa mi preoccupava non poco, visto lo sciopero di 24 ore dei mezzi pubblici. L'appuntamento era importante e io non volevo fare la figura della sfigata e chiedere un rinvio. Non era un colloquio, ma comunque un incontro per me decisivo e volevo fare bella impressione. Scartata l'opzione rinvio, ho deciso di armarmi di tanta e sana pazienza. Anche se l'incontro era previsto nel primo pomeriggio ho deciso di partire praticamente all'alba (veramente anche un po' prima), per essere sicura di poter approfittare delle fasce protette e di arrivare così a destinazione anche se con svariate ore di anticipo.
Insomma ero pronta a sfidare Trenitalia, sopportando stoicamente qualsiasi tipo di disagio e  non potevo immaginare che in realtà mi stessero aspettando ben altre avventure e soprattutto ben altri orizzonti culturali.

I due fattacci in esame sono avvenuti entrambi a una fermata dell'autobus.

"When I see a distraction I eat it like bread in the name of God"
Trattasi di un scampolo di conversazione rubato a due ragazze africane che, in un inglese dall'accento praticamente incomprensibile, si scambiavano confidenze e consigli su come approcciarsi alla vita, mentre ingannavano il tempo in attesa del bus.
Non mi è chiaro il senso profondo della metafora, ma credo esprima determinazione. O no?

"Ma prima ho visto che ti toglievi le scarpe. Mi piacciono le ragazze che si tolgono le scarpe"
In questo caso ero a una fermata di periferia, sola con il mio interlocutore. Trattasi del mio primo incontro ravvicinato con il mondo del feticismo. Giusto un assaggino, ma credo possa bastare, non intendo andare oltre. Il tipo era viscido, ma la situazione mi ha fatto proprio sorridere. Spero solo che questo tipo non si aggiri tutto il giorno per la periferia di Brescia importunando fanciulle più sprovvedute, mi dispiacerebbe.  

L'incontro non è stato molto proficuo, ma i miei orizzonti culturali ne hanno sicuramente risentito in positivo oggi: una bella ventata di aria fresca, con nuove prospettive e nuovi desideri!

venerdì 28 settembre 2012

malata

Da qualche giorno sono malata, è una malattia cronica che ho da circa due anni, a volte va bene e i sintomi si assopiscono, altre ho crisi acute.
Direi che in questi gironi sono in una crisi molto acuta.

La malattia ha un nome tutto suo, si chiama Chilenismo, volgarmente conosciuta anche come nostalgia de chilito
Si tratta principalmente di una sindrome da dissociazione dalla realtà: sono qui, cammino tra le strade tedesche, mangio tedesco, parlo inglese/tedesco. Ma nella mia testa attraverso le strade di Santiago, passo all'Istituto, mangio empanadas e chirimoya, parlo chileno.


martedì 25 settembre 2012

alimentazione da fondo

Nel senso che la mia alimentazione oggi ha davvero toccato il fondo.

Colazione: una fetta di torta alle mele e una fetta di pancarrè tostato
Pranzo: un pezzo di pane, una barretta ai cereali, un caffè
Merenda: una banana
Cena: un Bounty preso alle macchinette

Non sono impazzita e non ho deciso di suicidarmi con un bel coma glicemico.
Semplicemente non ho un appartamento, sono ospite in casa altrui senza chiavi. Il posto in cui provvisoriamente lavoro non mi ha dotato di carta per la mensa; il campus giustamente sta in culo ai lupi. Lo stambecco mi ha voltato le spalle ed è andato a cena col capo.

E così io sono sola, senza casa e senza cena.

Meglio riderci su, vah. Spero solo che nessun dietologo arrivi mai a scoprire il mio diario alimentare, potrei essere reindirizzata per direttissima ai servizi sociali per l'igiene mentale e alimentare.


lunedì 24 settembre 2012

Germaniche manie 1

Titolo: Germaniche manie
Sottotitolo: quando l'ordine non è efficienza

Sappiamo tutti che gli italiani all'estero si dividono generalmente in due grandi categorie: gli "italiani convinti" e gli "esterofili convinti", i primi non fanno altro che parlare del paese natio, lodandolo in tutto e per tutto, perché nulla nel mondo è bello/saporito/giusto/intelligente/divertente come il corrispettivo italiano. A questi dedico un bel "ma allora che ci fate qua? Tornatevene a casa e smettetela di triturare i cosiddetti a chi all'estero ci sta bene e non ha voglia di sentire i vostri lamenti!". I secondi, invece, sono critici su tutta la linea, al solo sentire le sillabe i-ta-l si lanciano in lunghe disquisizioni sul perché il nostro sia il peggior paese al mondo e sperimentano (con scarsi e improbabili risultati) il mimetismo estremo. Sospetto che all'origine ci sia un enorme senso di inferiorità nei confronti del paese che li ospita, a questi dedico un "Take it easy, perché non interessa a tutti sapere quanto tu sia felice di essertene andato!".

Io, non ho ancora deciso da che parte stare. Nel frattempo mi intrattengo osservando con curiosità il popolo che mi circonda. E sorrido, perché noi siamo strani, ma anche loro hanno i loro problemi. Se i nostri problemi sono generati per lo più dal pressapochismo, qui, in Germania, secondo me, il loro problema sono le regole e la Disziplin, che se funzionano alla grande nel 98% dei casi, nel restante 2% fanno un gran casino. Perché Disziplin sì, va bene, ma serve anche sbranina* a volte.

Ecco un esempio: a loro è stato insegnato che per fare le cose bene e con ordine, bisogna mettersi in fila. Sempre. Sono programmati per fare la fila. Giusto e civile: giusto per salire sull'autobus, giusto in banca, giusto in posta, giusto a mensa, ecc. Giusto a una festa?
Situazione: una cena informale tra studenti dell'università. Circa 30 invitati con 4 teglie enormi di pasta. 
Gli italiani cosa fanno? Si buttano tutti contemporaneamente sulle 4 teglie: io magari taglio, tu prendi i piatti, l'altro con la paletta inizia a fare le porzioni. Io mi servo, poi ne do un po' a te, poi faccio il piatto per il mio ragazzo e in due secondi siamo tutti con un piatto fumante di pasta in mano. Toh, al massimo, fai 10 minuti, perché nel mezzo del procedimento, magari qualcuno si è perso in chiacchiere.
Il tedesco cosa fa? I tedeschi si mettono tutti diligentemente in fila davanti alla prima teglia e uno alla volta prendono la propria porzione; esaurita la prima teglia, passano alla seconda. Ordinato? Sì! Conviviale? Neanche un po'. Efficiente: neanche per sogno, visto che ci mettono una vita!




venerdì 21 settembre 2012

qualcuno mi dia una botta in testa per favore!

Presente quando la lavatrice non parte e gli dai un paio di colpi sopra e da un lato convinto che sia l'unico modo per farla ripartire? O quando sbatti il telecomando sul tavolo perché non funziona? 
Ecco, io avrei bisogno di quella cura lì. Mi si è fermato il cervello e il mio cuore ci terrebbe tanto a tenerlo fermo così com'è, ma non è possibile.
Mentre tutti mi dicono "smettila di essere ansiosa e datti una calmata!", io invece sto vivendo uno dei periodi più calmi della mia vita. Sono talmente pronta all'insuccesso che lo sto invocando, spero solo che arrivi il prima possibile per non doverci pensare più. Io all'orizzonte vedo una catastrofe, proprio alla fine di un percorso accidentato di 2 o 3 anni. E allora sto cercando di pararmi il culo e di stare tranquilla. 
Nel frattempo mi gufo da sola. Non pensavo che "gufare" potesse essere un verbo riflessivo e invece io l'ho saputo coniugare come mai nessuno aveva osato. Mi gufo, spero che la sconfitta arrivi presto e che il giogo mi lasci libera. Ma non funziona così, pare che io debba almeno far finta di credere in quello che faccio. 
E allora testolina mia, per favore, rimettiti al lavoro!

mercoledì 19 settembre 2012

Lo studente ombra

Lo studente ombra è tipicamente un secchione: studia tutto, si ricorda tutto, sa tutto. Ha una gamma di interessi molto ampia e in questa rientra anche la tua materia, che lui segue con amore, interesse e entusiasmo. Inutile dire che è sempre preparato e attento, mai una virgola fuori posto. Sembra non fare alcun sforzo e tutto gli riesce bene. 
Legge, riflette  e approfondisce, che quando tu dai i compiti a casa e gli altri sbuffano, lui sorride beffardo e ti guarda con quell'espressione che sembra voler dire "Tutto qua?!? Ma io questo lo faccio in 15 minuti e poi mi annoio,  posso fare altro per alimentare il mio insaziabile bisogno di piacere?Eh? Eh?".
Fa osservazioni sempre curiose e domande mai banali. Quando alza la mano e interviene è talmente preciso e completo, che senti di non poter proprio aggiungere nulla. 
Certo, a volte ti verrebbe da metterti in ginocchio e scongiurarlo di smetterla di fare così, perché in questo modo ti scoraggia tutti gli altri, che a fatica mettono in fila tre parole e si sentono umiliati da tanto sapere nel bianco a fianco.
A volte cammini tranquilla per il corridoio, poi vedi qualcosa di strano, ti stropicci gli occhi, pensi di aver visto male e invece è proprio così: hai due ombre! L'ombra tua-tua e un'altra un po' diversa. Lo studente ombra non ti molla mai, arriva in anticipo e ti affianca in corridoio per accompagnarti in classe, ti tiene compagnia durante la pausa e alla fine (quando dopo 3 ore hai la gola arsa, la testa che scoppia e tutto quello che vorresti è solo un po' di benedettissimo silenzio) decide che ha voglia di chiacchierare con te e ti accompagna fino alla fermata del bus.
Insomma, lo studente-ombra è colui in grado di farti commuovere nei momenti bui, la luce della speranza nelle nebbie dell'ignoranza, ma anche l'essere in grado di spremerti fino all'ultima goccia, per non lasciarti neppure un briciolo di energia.



venerdì 14 settembre 2012

Appello alle tedesche e alle austriache

Le statistiche del blog mi dicono che c'è qualcuno che mi legge dall'Austria e dalla Germania. Ecco, io ora avrei una domanda per voi, e per tutti quelli/e che parlano tedesco.
Chi mi consiglia un bel libro facile facile da cui iniziare per provare a leggere in tedesco? Dev'essere una cosa leggera e comprensibile. Qualcuno di voi si è già cimentato?

Leggiucchio i quotidiani, ma vorrei provare con un libro. 
Sono anche alla ricerca di suggerimenti su blog e riviste. Voi cosa leggete?

giovedì 13 settembre 2012

spionaggio industriale internazionale

Ci sono cose che mi affascinano, stupiscono e lasciano perplessa anche se sono quasi ovvie. Cose semplici, ma anche estremamente complesse, se le guardiamo al microscopio. Cose banali, di cui io però non mi capacito.

Il trip è partito ieri quando ho pescato una penna a caso dalla tazza portamatite che tengo sulla scrivania di casa. Pesco una Bic nera con tappo, una penna che ricordo di avere da un po', ma che non usavo da tanto. La guardo e sopra c'è scritto : "Biltmore - Coral Gable - Miami". E come ci è arrivata la penna di un hotel con campo da golf da Miami alla provincia italiana?!?
Non sono mai stata negli Stati Uniti e tanto meno a Miami. Parte quindi il toto-penna, per capire come sia arrivata questa cosa in mio possesso. Un solo indizio: il mio unico legame con Miami è un un mio ex-studente cileno (stiamo parlando di circa 2 anni fa), la cui madre vive a a Miami.
Presumo quindi che sia successo questo: Ivan (il mio studente) deve essere andato a Miami a trovare la mamma, questo più o meno intorno al 2009/10; ha dormito in un lussuoso hotel e poi, prima di partire, ha arraffato tutto l'arraffabile. E qui siamo al primo furto: Ivan ruba la penna, la mette in valigia e la trasporta da Miami a Santiago del Cile. Poi il bravo Ivan si iscrive a un corso di italiano e viene a lezione, dove ci sono io. E lì abbiamo il secondo furto: io con non chalance arraffo la penna del mio studente, la metto in tasca e dopo un mese la faccio volare con me in Europa. 
Insomma il risultato è che questa penna ha viaggiato molto di più della maggior parte delle persone che conosco, anche perché posso facilmente immaginare che sia stata prodotta in Asia. Riassumendo quindi, la penna è nata in Cina, ha vissuto momenti di gloria in un lussuoso hotel degli Stati Uniti, si è formata in Cile e poi ha concluso la sua brillante carriera con un sereno pensionamento in Italia (con scalo via Madrid).
Non è allucinante tutto ciò? Per me sì, moltissimo.

Per concludere il post, lascio qui una citazione di una mia amica: 
" Vuoi capire come funzionano l'economia oggi? La globalizzazione oggi è comprare un ventaglio pseudo-spagnolo, prodotto in Cina, da un senegalese, sulla spiaggia di Riccione. E tieni conto che in tutto questo ci guadagnano almeno due mafie (la cinese produttrice  e l'italiana distributrice) e sono state sfruttate almeno due popolazioni (il cinese alla macchina di produzione e il senegalese sulla spiaggia).
Roba che mi fa incazzare, perché in fondo sono io, che voglio il ventaglio a due euro, ad alimentare questo circolo. Ma ora sto divagando......

martedì 11 settembre 2012

11 settembre 1973

Dei paesi in cui ho vissuto, solo uno mi è entrato davvero nel cuore: il Cile! Avrei mille cose da raccontare su Santiago, i cileni e il wbeo. Ma quando ci ripenso, a volte le emozioni sono così forti che non riesco neppure a parlarne. L'intera esperienza per me è come un gioiello prezioso avvolto in un panno di velluto: lo vorrei mostrare a tutti, ma contemporaneamente ne sono anche gelosa e quindi lo tengo tutto per me.

Questa introduzione emotional serve in realtà solo a ricordare che oggi ricorre l'anniversario del colpo di stato che portò al potere il generale Pinochet, nonché l'anniversario della morte di centinaia di persone (e anche delle migliaia che morirono e sparirono negli anni successivi), tra queste il presidente Salvador Allende.
Non mi dilungo in analisi politico-storico-economiche, ci tengo solo a sottolineare come sia di cattivo gusto la decisione de El Mercurio (principale quotidiano nazionale) di mettere in prima pagina oggi la notizia della chiusura dell'inchiesta della magistratura cilena sulla morte di Allende: suicidio.
Fortuna che i cileni sono un popolo che sa mantenersi unito e che la coscienza politica sta tornando a radicarsi in tutti gli strati sociali, dopo l'euforia dei primi anni di democrazia.

Posto una canzone che adoro di Violeta Parra, la cui straordinarietà non decanterò in questo post, che mi ero promessa di mantenere asciutto e che invece ha ceduto subito al sentimentalismo

Buon ascolto!



lunedì 10 settembre 2012

Quale follia per Il Supremo?

Per chi di voi non conoscesse Noam Chomsky chiarisco subito che si tratta del GURU SUPREMO della linguistica. Chomsky sta alla linguistica un po' come il Dalai Lama sta al buddhismo, Manzoni alla letteratura italiana e l'Anna Moroni ai cuochi televisivi. Senza alcuna forma di esagerazione.Insomma lui è colui che tutto ha capito, decifrato e trasmesso. E qui ci rivolgeremo a lui, con l'appellativo de Il Supremo.
Ora bisogna dire che Il Supremo non è più un giovincello, ma ha già superato da un po' gli ottanta e che quindi, essendo tanto fico sì, ma non immortale, non dispone ancora di molto tempo per viaggiare, dispensare sapere e illuminare noi poveri ignoranti. Sinceramente, io, povera ed umile formica scalza, impegnata da poco nell'improbabile missione di diventare una linguista, non avrei mai immaginato di poter aspirare nella mia misera vita, anche solo di potermi avvicinare alla presenza del supremo.
Invece il destino e le stelle hanno allineato a mio favore i seguenti eventi:
1) la SISSA di Trieste ha deciso di conferire al supremo una laurea honoris causa
2) il supremo ritirerà la sua bella laurea il 17 settembre
3) un'anima pia ha affisso un volantino dell'evento nei corridoi del mio dipartimento in Germania
4) con mio grande stupore e meraviglia sono riuscita  a prenotare un posto in sala per l'evento

Fico no? Posso guardare dall'alto e con disprezzo coloro che tremano e scongiurano e pregano, piangono e si disperano per non essere riusciti ad essere ammessi in sala. Io sono stata ammessa in questa cerchia di (mi piacere tanto pensarlo, ma non è assolutamente vero) fedelissimi!

Bene, vi ho detto che la cerimonia è il 17 a Trieste? E vi ho detto che il 18 alle ore 09:00 inizio un corso superintensivo di italiano in una cittadina sperduta della Germania? Ah, no? Ecco, bene, perché qui invece casca l'asino e si scatena un putiferio.
Ho provato a spostare l'inizio del corso di un altro giorno, ma Nein, perché avevo già dato la mia disponibilità (a gennaio).
Ho provato a cercare un volo, ma costa quanto un mio stipendio mensile.
Ho provato a consultare le ferrovie tedesche e austriache, ma ignorano l'esistenza di trieste.
Rimane solo lei, origine e causa di ogni male: Trenitalia! Trenitalia potrebbe gentilmente accompagnarmi fino a Monaco, sganciandomi lì intorno alle 6 del mattino del 18 settembre, per poi lasciarmi proseguire verso la mia destinazione ultima. Ma io mi posso fidare di Trenitalia? Perché se filasse tutto liscio, riuscirei ad arrivare a destinazione alle 08:18, per poi andare dritta all'università e iniziare il mio corso alle 09:00. Ma se Trenitalia ritarda anche solo di 15 minuti, io perdo la mia coincidenza e non arrivo in orario per il corso. Ora, secondo voi, quante probabilità ho che Trenitalia faccia un ritardo di 15 minuti su di una corsa internazionale? Secondo me un'infinità! Per questo non so cosa fare. Una parte di me, cioè quella scalza, vorrebbe fare questa piccola follia per un uomo di 84 anni: andare a vederlo, salire poi su un treno al volo e rischiare di non arrivare al lavoro in tempo (secondo voi grande università tedesca mi bandirà dal reame per tale affronto?). Mentre la formica che c'è in me mi dice di rinunciare a questa unica  e meravigliosa opportunità per adempiere dura e pura al mio lavoro. Che faccio? 

mercoledì 5 settembre 2012

sono in trappola....ovvero un classico!

Questo è il classico post da emigrante rimpatriata a tempo determinato.
Cosa fa una emigrante rimpatriata a tempo determinato? Generalmente viene presa in ostaggio dalla famiglia di origine per un numero di ore compreso tra le 16 e le 24 al giorno: non si esce, non si skyppa con gli amici rimasti nella nazione di adozione, non si accenna minimamente ai lati positivi della nuova vita. Bisogna invece mostrare grandi segni di affaticamento e avversione verso il paese di adozione. Mai, e dico mai, accennare al fatto che ora si sta meglio dove si è, ma mostrare invece nostalgia e devozione per il paese di origine. E' apprezzabile inoltre mostrare una certa bulimia da expat mangiando fino allo stremo delle proprie forze, con la scusa che questo poi non lo si potrà mangiare per mesi e che comunque mai sarà buono come il cibo di casa.
Per quanto riguarda la questione "domande sceme alle quali dare una risposta", del tipo Come si vive in Germania? e Cosa dicono là dello spread?, non ho ancora deciso quale linea adottare. Inizialmente cercavo di dare una risposta breve, concisa e altamente significativa, poi sono passata alla linea morbida, cercando di buttarla sul semplice e scherzoso; talvolta la metto sul difficile e mi inerpico in improbabili analisi economico-socio-politiche. Sempre più spesso rispondo con un squillante "bene e lo spread è tutto ok!", nella speranza che il mio interlocutore ne sia soddisfatto. Ma la domanda più difficile è Che cosa si mangia in Germania? perché lì dall'occhio gongolante dell'inquisitore di turno, lo vedi che questo si aspetta che tu gli descriva atroci torture gastronomiche, lo vedi che ha il piedino pronto a levare un salto ed esibirsi nelle più più spettacolari acrobazie di lode della cucina italica. E allora come confessare che in fondo il cibo bavarese mi piace, che lo stinco di maiale è buono e che anche gli arrosti li sanno fare bene, che non sarà cucina raffinata, ma io la mangio comunque volentieri, e sopra ogni cosa amo il caffè americano e la colazione salata?

martedì 4 settembre 2012

per gente che si diverte con poco

Io mi ci sono fatta un sacco di risata, ma proprio che non riuscivo più a smettere. Quindi ora vi posto questa vignetta, voi potete ridere oppure in alternativa prendere atto del mio cervello bacato e non rimettere mai più piede da queste parti.
Se però vi rivedo, ne sarò contenta.



domenica 2 settembre 2012

Statistiche farlocche (e vergognose)

Ricevo una mail da parte del consorzio Almalaurea per una indagine sulla situazione dei giovani ad un anno dalla laurea e decido subito di partecipare. Il punti è che credo di essere una sorta di mosca bianca, che a 8 mesi dalla laurea ha avuto un contratto di 3 anni, con contributi, assicurazione sanitaria, eventuale congedo di maternità, ecc. Insomma un contratto con i fiocchi per cui partecipare al sondaggio è quasi un dovere, nel mio piccolo spero di contribuire a bilanciare un po' al rialzo le statistiche sull'occupazione.
E poi leggo la domanda numero due:

"Lei attualmente lavora o ha lavorato nel periodo successivo al conseguimento della laurea specialistica? Ai nostri fini, le attività di formazione elencate in precedenza (tirocinio, scuola di specializzazione, dottorato, stage, borsa di studio o lavoro e master), così come il servizio civile nazionale volontario, NON sono da considerarsi attività lavorative. Consideri come attività lavorative anche i lavori saltuari, non in regola (ad es. ripetizioni, babysitter, volantinaggio, ...)non coerenti con il titolo di studio conseguito."

Avete letto? Sono considerate come attività lavorative anche i lavori saltuari, non in regola!
Quindi cari diciottenni freschi di maturità e sul punto di iscrivervi all'università e laureandi che consultate trepidanti le statistiche sulle percentuali di impiego dopo la laurea per sapere di quale disoccupazione dovrete morire, non perdete tempo a leggere le statistiche, sono fasulle!
Almalaurea vuole solo sapere se siete laureati, che voi siate stati assunti in una grande azienda o consegnate le pizze a domicilio 10 ore la settimana in nero non importa a nessuno, l'importante è inserirvi nelle statistiche come lavoratori.